Dal fitness alla Sanità, la nuova sfida per gli smartwatch è iniziata






In uno scenario tanto promettente quanto delicato, Fitbit non esita a mettersi in gioco e accettare il confronto da subito

Medicina e smartwatch. Due settori completamente diversi per storia, importanza e competenze, si stanno improvvisamente trovando di fronte alla prospettiva di progettare un futuro per buona parte condiviso.

L’interesse per i produttori di dispositivi indossabili verso la Sanità è ormai evidente. Non esiste ormai praticamente nuovo modello privo di sensori per misurazioni in ambito sanitario. Alla frequenza cardiaca si affiancano quindi saturazione, pressione e altro ancora. In abbinamento alle app, le potenzialità si moltiplicano, seconde solo alle prospettive di mercato.

Tutto però ruota intorno a un problema ancora tutto, o quasi da risolvere: l’affidabilità in campo medico-scientifico. Un tema sul quale in pochi tra i produttori di smartwatch sono disposti a sbilanciarsi, dove però non manca chi è pronto ad affrontare la sfida, forte di poter contare su tecnologie effettivamente pronte al salto di qualità.

La Sanità parte dal benessere

«I nostri dispositivi sono progettati per fornire dati significativi ai nostri utenti, aiutandoli a raggiungere i propri obiettivi di salute e di fitness – spiega Lorena Landini,  marketing manager di Fitbit -. Per questo, al momento non intendono sostituire i dispositivi medici o scientifici. Semmai, offrire dati comprensibili e quindi indicazioni utili per aiutare a conoscersi meglio e prendere decisioni informate».


Lorena Landini,  marketing manager di Fitbit

Un punto di partenza quindi, grazie al quale identificare eventuali anomalie o dati sospetti. Sulla base di questi, consultare un medico per approfondimenti. Al tempo stesso, lavorando su altro aspetto importante, quello emotivo. «Gli strumenti motivazionali aiutano a essere più motivati nel raggiungere i propri obiettivi – prosegue Landini -. Muoversi di più, mantenere un’alimentazione bilanciata, dormire meglio, con la conseguente riduzione del rischio di incorrere nel lungo termine in  problematiche croniche di salute, come il diabete o l’ipertensione».

La salute a portata di polso

Già questo, a molti appare sufficiente per dotarsi di uno smartwatch. Il benessere può così diventare una sorta di anticamera della salute e al tempo stesso una prima medicina. «Pensiamo i nostri prodotti rivolti non solo a chi pratica attività sportive – sottolinea Landini -. Le funzionalità possono essere molto utili nella vita di tutti i giorni».

Un esempio su tutti, una delle particolarità Fitbit. Per forza di cosa non tra le più note, ma molto apprezzata dalla dirette interessate. La nuova funzionalità di monitoraggio della salute femminile consente infatti alle donne di tenere traccia del ciclo mestruale e relativi sintomi, aiutandole a capire meglio come le variazioni dei sintomi fisici ed emotivi durante il mese possano influenzare o essere collegate ad altri aspetti della salute e del fitness.

«Abbiamo condotto un’indagine, dalla quale risulta come la maggior parte delle donne intervistate non sia a conoscenza dell’impatto del proprio ciclo mestruale su sonno, esercizio fisico o altri importanti indicatori di salute. Le stesse persone si dichiarano però disposte a scaricare una nuova app per gestire la propria salute, se offre loro dati per meglio comprendere in che modo il ciclo mestruale possa interferire con le attività quotidiane».

Il piacere di sentirsi unici

Il tutto, si rivela ancora più stimolante se arricchito da una componente di personalizzazione. Per questo, come tutti i principali produttori, anche l’app Fitbi dedica grande attenzione a consigli e guide su misura.

«Coinvolgono maggiormente l’utente e lo incentivano ad assumere uno stile di vita sano. Inoltre, importante anche il ruolo della gamification: grazie a numerose funzioni di tipo ludico, aumenta lo stimolo all’attività fisica attraverso un meccanismo premiante di raggiungimento degli obiettivi». 

Senza timori sulla lunga strada della telemedicina

Resta però ancora irrisolto il nodo di partenza. Nonostante i primi successi incontrati da Apple negli Stati Uniti con la certificazione ECG, la strada è molto lunga per portare i comuni smartwatch a un livello superiore. Non abbastanza però, da spaventare chi ritiene di poter contare su tutti i mezzi ncessari per arrivarci.

«L’evoluzione migliora continuamente l’accuratezza dei dispositivi. Inoltre si può contare su metadati trasmessi da milioni di utenti in tutto il mondo utili ad applicare algoritmi avanzati per identificare al meglio modelli complessi di movimento e rendere i propri dispositivi sempre più affidabili».

Un impegno comunque troppo grande da poter pensare di essere sostenuto da soli. Per questo Fitbit non esita a collaborare con qualcosa come oltre 1.600 imprese nel settore healthcare in tutto il mondo, contribuendo a cento piani sanitari, necessari a conseguire importanti obiettivi in ambito salute.

Non a caso, Fitbit è una delle nove aziende partecipanti al programma pilota FDA per la pre-certificazione di software digitali come dispositivi medici. « Abbiamo preso parte a 675 studi di ricerca, dieci volte più di qualsiasi altro marchio di dispositivi indossabili – conclude Lorena Landini -. Siamo registrati a ClinicalTrials, uno dei maggiori database di studi clinici al mondo fornito dalla Biblioteca Nazionale di Medicina degli Stati Uniti».

In Italia,  si registra il contributo alla realizzazione di uno studio della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore di Milano, sulla bradicardia post-partum, tramite la fornitura di trenta Fitbit Alta HR necessari a monitorare la frequenza cardiaca dei pazienti. 

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