Stalking e AirTag, rischio concreto troppo facile da correre






Fin troppo facile sfruttare AirTag per stalking nei confronti di una vittima inconsapevole. Un problema non solo di Apple

Non hanno impiegato tanto i severi e attenti osservatori delle novità Apple a trovare difetti rilevanti nel nuovo AirTag. Se la mancanza di un foro per unirlo al portachiavi o alla borsa senza dover per forza di cose acquistare una custodia, è poco più di un peccato veniale, i problemi legati a un potenziale stalking sono decisamente più seri.

Mentre nel primo caso infatti, i più creativi hanno prontamente rimediato armati di trapano, i rischi di un AirTag usato per sorvegliare persone senza il proprio consenso sono di tutt’altro tipo. E, come spiega il Washington Post, alla portata di chiunque.

Al riguardo, Apple ha messo subito le mani avanti dichiarando di aver previsto adeguate contromisure. Alla prova dei fatti, rivelatisi tuttavia ampiamente insufficienti. Un giornalista della testata statunitense ha infatti fatto da cavia, tenendo appresso un AirTag e chiedendo ai colleghi di provare a pedinarlo.

Sistema di allerta debole

Abbastanza preoccupanti i risultati. Quando è separato dall’iPhone al quale è stato abbinato, dopo un certo tempo, tre giorni, il sistema dovrebbe emettere un segnale acustico per avvisare il diretto interessato della possibile molestia. Inoltre, se un altro iPhone rileva la presenza nei paraggi di un etichetta smart non abbinata, invia una segnalazione al proprietario.

Il problema è che questo segnale consiste in un suono a basso volume per la durata di quindici secondi. Con un’intensità stimata in 60 decibel, abbastanza basso per non essere neppure sentito in diverse situazioni quotidiane. L’operazione viene ripetuta a distanza di alcune ore, ed è resa inutile se AirTag si trova sottoposto a una pressione sulla parte superiore.

Inoltre, ogni volta che lo stalker torna nel raggio d’azione del piccolo dispositivo Apple, il conteggio dei tre giorni si azzera. In pratica, è necessario transitare nei pressi della vittima prima della scadenza per continuare indisturbati la propria azione molesta.

Avvisi solo su iPhone

Altro aspetto non da poco. Per quanto sia diffusi iPhone, non tutti ce l’hanno e il sistema di allerta non funziona con tutto il mondo Android. Scegliere la vittima in base al modello di smartphone utilizzato, non appare quindi difficile.

Ancora più preoccupanti i risultati dell’esperimento. Nel percorso verso casa, il  giornalista del Washington Post è stato individuato con un margine inferiore a un isolato. Una volta arrivato, è stato facile sfruttare la rete Dov’è di Apple, concepita per tenere traccia di oggetti persi, per trovare invece l’indirizzo esatto.

È importante però sottolineare due considerazioni. Prima di tutto, Apple non si è tirata indietro di fronte alla denuncia e ha ufficialmente dichiarato di essere intenzionata a migliorare la funzione antistalking di AirTag. Come tanti prodotti nuovi, una fase di rodaggio è indispensabile. In questo caso però, si parla di qualcosa di più di un semplice difetto, per ci sembra lecito attendersi un’attenzione superiore alla normale correzione di problemi di gioventù.

Inoltre, il coinvolgimento di Apple permette id portare alla luce il problema più in generale. Il rischio di stalking non è prerogativa di AirTag, ma anche di tutti gli altri prodotti simili già in commercio. Una situazione quindi, da affrontare in misura più estesa.


Pubblicato il 13/5/2021

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