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Missione salute per Sense 2, compiuta quasi del tutto






In linea con le attese le prestazioni di Fitbit Sense 2 sulla salute. Qualche problema invece dall’integrazione dell’interfaccia Google

Per le prossime generazione di smartwatch, la salute è uno dei terreni di sfida più importanti se non la principale in assoluto. Un tema portato alla ribalta soprattutto da Apple, ma dove i primi passi importanti vanno riconosciuti a Fitbit e i cui risultati sono ben condensati in Sense 2.

A parte alcuni dettagli, l’aggiornamento dello smartwatch Fitbit espressamente indicato a chi cerca un supporto al di là delle funzioni ormai standard di notifiche e sempre più spesso anche di supporto all’attività fisica, si può considerare ben riuscito e un valida opzione per avere a portata di mano alcuni tra i principali parametri sulla salute.

Come ampiamente e ripetutamente sottolineato in più circostanze, dalla configurazione iniziale fino all’utilizzo regolare, sempre prevalentemente a titolo personale. Senza cioè alcuna pretesa di sostituirsi a un macchinario professionale o al giudizio di un medico. Semmai, come fonte di informazione aggiuntiva.

All’insegna della continuità, con un pulsate in più

Tutto questo però, non mette assolutamente in secondo piano il ruolo principale di uno smartwatch. Sense 2 si presenta infatti molto simile al predecessori e allo stretto parente Versa 4. Materiali praticamente invariati, rinnovati i colori e piccoli ritocchi alle misure, comunque ben riusciti nell’intento di migliorare la compattezza e ridurre ingombro e peso.

Soprattutto, cosa non da tutti, la ricerca spinta del design ha accettato di fare un passo indietro. Il tanto elegante quanto poco pratico pulsante induttivo sulla sinistra ha lasciato posto a un vero e proprio tasto. Piccolo e perfettamente integrato con il profilo in alluminio, si rivela pratico e non toglie niente all’eleganza.

Nell’insieme, il risultato è interessante. Soprattutto considerando la ricchezza di funzioni integrate. Anche se non tutte funzionano come ci si potrebbe aspettare, il quadro risultante è certamente utile. Soprattutto, uno stimolo per migliorare il proprio benessere facendo attenzione a diverse piccole cose.

Sul fronte generico, non manca praticamente niente. Accantonata definitivamente la memoria interna a uso dell’ascolto di musica indipendente dallo smartphone e relativa connessione Wi-Fi, rimangono più spazio e risorse per altre opzioni.

Supporto quasi ideale allo sport

Quelle relative allo sport ci sono tutte. Anche se nella circostanza lo specialista è Versa 4, questo non significa poter sfruttare altrettanto bene Sense 2. Il riconoscimento automatico non è certo infallibile; si rischia infatti di veder partire una corsa affettando verdura o strofinando una superfice per qualche tempo. Tuttavia, niente di nuovo, e non solo per Fitbit. Un sorta di compromesso dettato dalle leggi del marketing.

Importante, l’affidabilità delle registrazioni volontarie. Qui, ormai il livello medio del mercato si sta spostando verso l’alto e nel caso specifico si rimane sopra la media per precisione del GPS, misurazioni varie e relative analisi.

Da rilevare semmai la difficoltà, per non dire l’impossibilità di gestire il GPS. Le impostazioni sono infatti accessibili solo una volta avviata l’attività. Per qualche strana ragione però, per non più di un paio di secondi. Di fatto troppo pochi per capirci qualcosa. Inoltre, rispetto al passato una camminata non è più tracciabile. In pratica, in alcune discipline è stato eliminato un pasaggio tra selezione e avvio, rendedo di fatto impossibile accedere alle impostazioni.

Attenzione costante alla salute

Più complesso il discorso riguardante invece tutta la parte di benessere. Decisamente ricca e selezionata senza timori alle sole funzioni affidabili, almeno dal punto di vista delle indicazioni personali.

A partire da quelle più attuali. La procedura per l’ECG si rivela effettivamente lineare. La carenza di dettagli nei risultati è probabilmente da ricondurre proprio alla volontà di non sconfinare nel campo medico e portare di conseguenza ad allarmismi ingiustificati. A volte anche troppo; se infatti i battiti a riposo sono sotto la  soglia dei 50 al minuto, non una rarità per chi pratica sport regolarmente, l’operazione non viene eseguita, perché considerata a rischio affidabilità.

Diverso il discorso relativo alle caratteristiche più evidenziate dalla stessa Fitbit. Temperatura corporea e  saturazione sono collegate all’analisi del sonno. La prima in particolare, è limitata alla temperatura cutanea e relativa variazione notturna. Per dirla breve, non serve come potenziale indicatore di febbre e relativo rischio contagio. 

A condizione di tenere indossato Sense 2 anche mentre si dorme, si può comunque ottenere un quadro completo sul proprio stato di salute. Per chi vuole, integrato con periodiche indicazioni esplicite sullo stato emotivo.

Il tutto, si combina con le cosiddette Risposte Corporee. Indicazioni sullo stato di salute ed emotivo nel corso della giornata. Visibili, con relativi consigli direttamente al polso in forma sintetica e in modo più completo dall’app.

Dove è possibile configurare anche una serie di opzioni e le ulteriori funzioni collegate alla salute. Compresi potenziali segnali di fibrillazione atriale. Uno dei cavalli di battaglia di Apple Watch, è confermato anche in Sense 2. Considerata la delicatezza dell’argomento, e il rischio di falsi positivi, però saggiamente con maggiore discrezione.

Tracce di Google nell’interfaccia, integrabili meglio

La ricchezza di funzioni aumenta anche la complessità dell’interfaccia, alla quale il desiderio di introdurre elementi ispirati a Google si combina con risultati non necessariamente ottimali. Almeno per chi è abituato alle versioni precedenti, la navigazione appare infatti un po’ troppo complicata. Tornare alla schermata principale non è sempre così semplice come si potrebbe desiderare. Così come scorrere il menu delle applicazioni.

D’altra parte, sono da apprezzare le rinnovate schermate dedicate al riassunto giornaliero e alla frequenza cardiaca, più complete e facili da leggere. La sensazione però, è sia possibile intervenire per rimettere un po’ più di ordine.

Nel complesso, Sense 2 non va considerata una semplice evoluzione. Certamente, è una messa a punto di una prima versione, per definizione sempre almeno in parte sperimentale. Gli elementi di novità però non mancano, e non solo per il legame evidente con Google.

Spetta tuttavia al singolo utente capire se e quanto siano realmente utili, o semplicemente volute, da spendere 299 euro. Non tantissimi rispetto alle alternative, ma certamente una spesa da valutare. Senza allontanarsi tanto, anche solo per valutare la sempre più solida e affidabile alternativa Versa 4.

Ogni dubbio non riguarda infine l’autonomia. Qua, Fitbit riesce a esprimere il meglio di sé. I sei giorni dichiarati sono effettivamente raggiungibili, e senza neppure tanta economia nell’uso. Certo, non si parla di display sempre attivo e le funzioni per la salute sono da sfruttare con una certa circospezione per non scendere anche al di sotto della metà. Comunque, sempre ampiamente più di un Apple Watch.

Nell’uso comune, compresa un’ora abbondante di registrazione GPS ogni due giorni, l’indipendenza dal caricatore resta comunque una realtà, arrivando tranquillamente a quattro giorni. Aspetto utile anche a incentivare l’utilizzo notturno, poco sensato quando si arriva a sera con la necessità di una ricarica. Viene da chiedersi a questo punto, se non sia il caso di regolare diversamente gli avvisi di batteria in esaurimento, attualmente fissati al 30%. Vale a dire, con ancora anche un paio di giorni di autonomia.

Pubblicato il 2/11/2022


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