Tracker e fitband in affanno di fronte alla corsa degli smartwatch






L’attenzione dei consumatori va sempre più in direzione degli smartwatch, penalizzando tracker e fitband, e chi ancora ci crede

In un mondo wearable dove sembrano esserci soddisfazioni per buona parte dei produttori, in realtà non proprio tutte le proposte se la passano al meglio. Il settore dei fitband, o tracker, segna infatti il passo.

Più di una vera e propria crisi però, è corretto parlare di una sorta di naturale evoluzione. Spesso infatti il tracker rappresenta un primo approccio ai wearable, per chi non è convinto, o semplicemente non può permetterselo, dei più completi smartwatch.

I dati di Canalys riferiti al primo trimestre dell’anno confermano infatti l’eccellente stato di salute degli smartwatch, in crescita del 15% su base annuale e ormai arrivati a coprire il 76,6% dei wearable da polso. Di conseguenza, i modelli più semplici accusano un declino del 37% rispetto ai dodici mesi precedenti.

Tempi duri per tracker e fitband

Si parla rispettivamente di vendite pari a 32 milioni di unità contro meno di dieci milioni. Nell’ultima parte del 2019, il picco massimo ormai lontano aveva raggiunto quota 27,9 milioni di prodotti venduti.

In pratica, uno dei fenomeni più interessanti nel mondo wearable osservati da Canalys è proprio la transizione in favore degli smartwatch. Sempre più completi, accattivanti e con una possibilità di scelta, dalle funzioni al prezzo, in grado di soddisfare un pubblico molto vasto, non esitano a oscurare il destino dei fitband.

Una tesi confermata dai diretti interessati. Ad aprile, il 34% degli utenti contattati per un sondaggio ha dichiarato di essere intenzionato a comprare uno smartwatch nuovo nel giro di un anno. Solo il 17% resta interessato invece tracker e fitband.

Notizie non particolarmente incoraggianti soprattutto per nomi come XIaomi e Fitband, ancora molto impegnate nel settore, dove invece gli altri si stanno gradualmente allontanando. D’altra parte, la stessa Fitbit sta seguendo ormai da anni un percorso di evoluzione dei fitband sempre più in direzione di piccoli smartwatch, dove dei modelli originali sono rimasti soprattutto dimensioni e proporzioni, con funzioni invece allo stesso livello dei modelli più sofisticati

Per Apple Watch non fa differenza

Nessuna novità invece sul fronte delle quote di mercato. Anche Canalys conferma la leadership Apple, con un quota del 28,9%, di poco inferiore a quella registrata da Counterpoint la cui analisi è ristretta agli smartwatch. In crescita comunque le vendite, da 7,6 milioni di Watch a 9,2 milioni.

Alle spalle in questo caso resiste Huawei, anche se a notevole distanza. Il 10,6% di quota di mercato è solo di poco superiore al 10,5% raggiunto da Samsung. Più distanti invece Xiaomi con il 5,4%, impegnata in un confronto, solo numerico però, con il 5% ottenuto da Garmin in leggera ritirata.

In sostanza il messaggio appare questo. Prima di acquistare un tracker o iun fitband è il caso di pensarci bene. Ormai praticamente allo stesso prezzo, quasi sicuramente è disponibile un modello di livello superiore, con le funzini e i vantaggi tipici diuno smartwatch. Se anche non lo fosse, è solo questione di tempo. Probabilmente, mesi.

Pubblicato il 8/6/2022


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