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I diecimila passi nel mirino della speculazione mediatica






Un video mette in discussione in modo grossolano e strumentale l’obiettivo dei diecimila passi al giorno e relativi smartwatch

Sta suscitando una certa attenzione, il video di Michelangelo Giampietro, specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione, diffuso da diversi siti di informazione, tra cui La Stampa e la Repubblica, mettendo in discussione l’indicazione dei diecimila passi come obiettivo giornaliero per il benessere e la salute.

Orientata soprattutto a una certa enfasi mediatica non all’altezza delle testate indicate, la presunta notizia fa certamente leva su informazioni inappuntabili. Da qui a trasformarle in notizia però, se non solo per attirare lettori, ne passa. Al punto da non meritare di essere neppure citato chi alla caccia di facili riscontri non esita a definirla bufala.

Sicuramente, come sottolinea lo stesso Giampietro, i diecimila passi al giorno non sono invenzione di Fitbit, che ne ha fatto un pilastro strategico per qualche tempo, o di altri produttori di smarwatch presto allineatisi.

Sono e restano un’idea dell’azienda giapponese produttrice di Manpo Meter, una sorta di contapassi lanciato nel 1963 in previsione delle olimpiadi di Tokio, l’anno successivo. Abbastanza tempo per cui sia difficile trovarne tracce.

Nessuna pretesa scientifica, solo benessere

Sicuramente, una soglia stabilita in modo non scientifico, almeno sul momento. Difficile però negare la validità di un qualunque stimolo all’attività fisica. Parlando inoltre id passi, il più semplice e quello con meno contrindicazioni.

A travisare ulteriormente il malcapitato lettore, le immagini inserite a corredo del discorso, comunque perfettamente plausibile e competente dell’esperto. Si vedono infatti soprattutto uomini e donne impegnati nella corsa, con uno sforzo certamente non alla portata di chi non sia allenato.

Molto lontano da come l’obiettivo dei diecimila passi è stato invece rilanciato di recente con gli smartwatch. Intanto, basi scientifiche esistono, anche in Italia. Oltre ad avere un ramo di azienda dedicato attivo soprattutto negli USA, la stessa Fitbit ha da subito avviato una collaborazione locale con l’Istituto Auxologico Italiano.

Semplice ed efficace l’obiettivo. Trasformare lo smartwatch in strumento di supporto alla salute e stimolare una qualità di vita più attiva.

Entrambi, obiettivi difficili da negare, dove i diecimila passi rappresentano un modo semplice e alla portata di tutti per iniziare.

Diecimila passi, solo il primo passo verso il benessere

Esattamente, non la cura, o la presunta formula magica spesso liquidata dai più superficiali interessati solo a sollevare questioni. Semplicemente, uno dei tanti metodi disponibili per chi vuole, senza obblighi, prendersi meglio cura di sé. Soprattutto, un punto di partenza accessibile a tutti.

Altrettanto scontato dovrebbe essere il raggiungimento dell’obiettivo per gradi. Nessuno pretende da una persona sedentaria di arrivare a diecimila passi dall’oggi al domani. E neppure di arrivarci a tutti i costi. L’obiettivo è stimolare un cambiamento nelle proprie abitudini e questo gli smartwatch lo sanno fare.

La questione infine, per certi versi appare già superata. I tanto contestati diecimila passi, peraltro raggiungibili senza troppi problemi usando meno automobile, ascensori e scale mobili in favore di brevi camminate e scale, sono ormai soprattutto un valore indicativo.

Oggi infatti si parla più spesso di dati più completi. Dal numero di Minuti attivi, all’indice PAI o altri indicatori ricavati dall’insieme dei dati raccolti dagli smartwatch (sempre senza valore medico), i diecimila passi fini a sé stessi erano già superati prima di vederli sfruttati per la speculazione mediatica di turno.

Pubblicato il 6/6/2022


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