Olografia per gli smartglasses, idea da non scartare






Dalla collaborazione tra Nvidia e la Stanford University nasce un prototipo di smartglasses con olografia , promettente per i prossimi modelli

La sfida ad alto livello per gli smartglasses continua, per il momento, solo sulla carta. Mentre le date ufficiali dei progetti Apple, Google, Meta e altri vengono rimandate di continuo, almeno per Apple le voci nn mancano.

Da una ricerca congiunta tra Nvidia e la Stanfordniversity sono emerse interessanti indicazioni. Considersta la natura innovativa e le prospettive, potenzialmente utili proprio per un prodotto a livello delle ambizioni Apple.

Il principale scoglio da affrontare resta per tutti il display. Le soluzioni molto più vistose di pratiche adottate dai Google Glass in poi, non hanno mai raccolto reali favori di mercato. Il problema di conciliare dimensioni ancora troppo grosse per una montatura di occhiali, distanza minima per la proiezione sulle lenti e relativa elettronica è tutto da risolvere.

Il vero problema degli smartglasses resta il proiettore

A oggi, l’operazione resta affidata a una lente chiamata a ingrandire l’immagine di realtà virtuale o aumentata elaborata e proiettarla sulla lente. Una potenziale soluzione è stata sviluppata prendendo spunto dall’applicazioni dei visori notturni in ambito militare.

Una lente particolare, definita lente pancake, molto sottile in grado di migliorare la vestibilità, ma con una qualità limitata, difficile da elevare abbastanza da farla apprezzare al mercato e soprattutto da rispettare gli elevati standard attesi per degli smartglasses pratici, e non solo per quanto riguarda Apple. Inoltre, a oggi la tecnologia non permette di creare scenari 3D.

La soluzione punta sull’olografia

Per questo, Nvidia e la Stanford University si sono orientate in un’alta direzione, decisamente più promettente. L’idea è affidarsi all’olografia. L’idea, già allo studio è visualizzare ologrammi su entrambi le lenti, con la possibilità di poter contenere tutto in pochi millimetri di spessore. Un primo prototipo non supera i 2,5 mm anche se a livello estetico, la strada da percorrere appare decisamente lunga.

Naturalmente, la soluzione non è così semplice come può sembrare. Anche l’olografia al momento mostra problemi qualitativi. Tuttavia, considerati più facili da superare alla luce della rapida evoluzione rispetto ai primi ologrammi.

La strada passa per un algoritmo di intelligenza artificiale e su un’elettronica in grado di elaborare a dovere la coppia di immagini proiettate su ciascuna lente dei potenziali smartglasses.

Più in generale, l’idea dei ricercatori è stimolare l’evoluzione di un prodotto di cui si parla da tempo, intorno al quale si sono cerate grandi attese da dove finora di concreto si è visto poco se non in applicazioni molto mirate

Al momento però, per quanto riguarda l’utilizzo dell’olografia sugli smartglasses, la ricerca è ancora ai primi passi. Anche se gli smartglasses Apple, o di altri marchi, dovessero arrivare entro l’anno, o anche nel 2023, sicuramente non utilizzeranno niente di simile. Secondo le stime dei ricercatori, per la vera svolta bisognerà attendere almeno fino al 2025.

Pubblicato il 16/5/2022


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