L’aiuto Apple Watch nel riconoscere i sintomi del Covid-19






La capacità di analisi dei sensori Apple Watch e altri wearable permette di individuare in anticipo i sintomi del Covid-19

Sin dai primi giorni della pandemia Covid-19 diversi centri di ricerca si sono messi al lavoro sul potenziale contributo dei sensori integrati negli smartwatch nel riconoscere per tempo i sintomi. In particolare, sotto osservazione Apple Watch per i risultati considerati da subito interessanti.

Tra i primi ad aver intrapreso questa strada, già ad aprile la Stanford University, partita da un obiettivo più generico. Capire cioè se e quanto i dati rilevati sulla respirazione e sull’ECG potessero contribuire al tracciamento dell’infezione.

Applicato a diversi dispositivi oltre ad Apple Watch, soprattutto Fitbit e Garmin, questo primo studio non è ancora riuscito a dare una risposta certa a un lavoro per il quale in genere servono anni, ma è stato comunque utile per valutare il buon livello di affidabilità nelle letture.

Il Covid-19 è anche questione di cuore

Di recente, anche il Mount Sinai Health System ha intrapreso una strada simile, partendo dall’analisi della frequenza cardiaca, dalle cui variazioni si cerca di individuare potenziali segnali di un’infezione in corso e in particolare quella da Covid-19.

Lo  studio Warrior Watch ha coinvolto trecento operatori della casa di cura statunitense, muniti tutti di Apple Watch con una versione personalizzata di watchOS. Tra aprile e settembre, i partecipanti hanno messo a disposizione i propri dati, accompagnati dal proprio storico sulla salute e soffermandosi su eventuali precedenti con la recente malattia.

Interessanti i primi risultati. Secondo i ricercatori, chi è stato colpito da Covid-19 presenta una variazione della frequenza cardiaca inferiore rispetto a chi invece è rimasto negativo ai test effettuati durante tutto il periodo.

La variazione dell’intervallo di tempo tra un battito e l’altro è stata quindi analizzata partendo dal presupposto di dato utile a individuare se il sistema immunitario di una persona stia operando correttamente. Infatti, in caso di infezioni la variabilità aumenta e nel caso specifico si parla proprio di un’infezione particolarmente forte.

Segnali utili in un battito

Tuttavia, alta variabilità non significa necessariamente maggiore frequenza cardiaca. Se è certamente indice di un sistema nervoso in buona salute, il legame con il Covid-19 è ancora almeno in parte da dimostrare.

Al momento però, una bassa variabilità della frequenza cardiaca si può comunque considerare un segnale di maggiore esposizione all’infezione, anche solo per via di un sistema immunitario più debole.

L’altro aspetto importante è la buona sintonia tra i due studi. Sia i ricercatori di Stanford sia quelli di Mount Sinai Health System alla fine hanno individuato come l’81% dei soggetti positivi avesse manifestato variazioni della frequenza cardiaca otto giorni prima della diagnosi.

Sulla base di questi primi risultati, a Stanford hanno prontamente realizzato un app per i wearable in modo da cogliere per tempo i primi segnali allertare in questo modo l’utente di un potenziale contagio.

Fondamentale in chiave preventiva, per segnalare la necessità di isolarsi ed evitare più possibile contatti con altre persone.


Pubblicato il 20/1/2021

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