Pronti via, parte subito la sfida dei pagamenti digitali






Sulla spinta di tecnologie e nuove normative, inizia un anno decisivo per cambiare le abitudini e colmare il divario UE sui pagamenti digitali

Tra le tantissime attese per il nuovo decennio, ce n’è anche una all’apparenza piccola ma potenzialmente in grado di trasformare radicalmente le abitudini di vita. Tra evoluzione della tecnologia, normative e semplice curiosità, il 2020 presenta infatti tutte le carte in regola per affermarsi come anno di svolta per i pagamenti digitali.

Di conseguenza, una spinta importante anche per smartwatch e relativi accordi con i diversi circuiti bancari. In pratica, si avvicina il momento della dematerializzazione completa dei contati.

L’analisi realizzata dall’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano trova lo spunto principale nel Decreto Legge n. 124/2019 del 26 Ottobre relativo alle disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili. Modificato più volte dalla Commissione, il testo è diventato legge il 17 dicembre scorso, introducendo una serie di novità in materia di lotta al contante e all’evasione fiscale.

Sono diverse le misure adottate all’interno di una strategia su larga scala. Al fianco della lotteria degli scontrini, una prima potenziale spinta importane arriva dal rimborso a chi utilizza strumenti di pagamento elettronico.

Il contante non conviene più

Sono stati infatti stanziati tre miliardi di euro per il 2020 e 2021 da assegnare come incentivo a chi sceglierà di utilizzare prevalentemente strumenti di pagamento alternativi al contante, quali carte di pagamento tradizionali o app di pagamento su smartphone. Anche se i dettagli non sono ancora noti, si parla di cifre importanti, intorno ai duemila euro annui di massimale.

Riproposta e corretta inoltre, la riduzione del tetto massimo di utilizzo del contante. Dal 1 luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021, il limite al contante diminuirà a duemila euro. Dal 1 gennaio 2022 tale limite scenderà ulteriormente a mille euro.

Importanti anche i provvedimenti sull’altro fronte, quello dei venditori, utili per un’azione combinata. Gli esercenti con ricavi non superiori a 400mila euro potranno ottenere un credito di imposta pari al 30% delle commissioni bancarie pagate a fronte dell’accettazione di pagamenti con carta da parte dei consumatori.

Pagamenti digitali, quasi sconosciuti

Fin qui, le buone intenzioni. Pronte ancora una volta a scontrarsi tuttavia con una realtà decisamente meno lineare. Come capita spesso, anche sul tema pagamenti elettronici il ritardo dell’Italia è evidente.

Seppur con una crescita dei pagamenti con carta pro-capite del 16% rispetto al 2017, il Paese risulta ancora uno dei fanalini di coda tra i 27 paesi dell’Unione Europea, occupando il 23esimo posto nella classifica delle transazioni con carta pro-capite con soli 65 pagamenti all’anno a testa , contro una media EU superiore alle 100 transazioni a testa.

Anche per questo, i timori espressi dall’Osservatorio Innovative Payments  non mancano. Guardando alle misure premiali dei pagamenti cashless, i livelli di efficacia e di persistenza degli effetti variano molto a seconda della tipologia e delle caratteristiche dell’incentivo stesso.

Abitudini ed evasione, duri a morire

Due in particolare, le criticità individuate. La prima è lato consumatore, l’efficacia della lotteria degli scontrini dipende molto dalla semplicità di partecipazione da parte dei consumatori e dal meccanismo di funzionamento, oltre ad avere un effetto limitato alla durata dell’incentivo, poiché ha uno scarso effetto sulle abitudini ricorrenti di pagamento.

La seconda criticità è lato esercente. Seppur rappresenti un’agevolazione rispetto al passato, difficilmente il credito di imposta previsto dal decreto renderà agli occhi dei commercianti i pagamenti con carta meno costosi di quelli in contante, soprattutto per chi non intende rinunciare alle vendite in nero.

Questo, infatti, rimane ancora lo strumento preferito in accettazione, sia perché i costi percepiti sono inferiori rispetto ai pagamenti elettronici, sia perché, essendo uno strumento non tracciabile, rappresenta la scelta prediletta da chi vuole fare nero.

Un credito di imposta medio per esercente tra i 70 e i 115 euro, recuperabile a fine anno, difficilmente può rappresentare una alternativa valida al risparmio immediato percepito in relazione a una transazione in contante oppure a una transazione in nero. E questo a fronte di una spesa per lo Stato che si aggirerebbe tra i 100 ed i 165 milioni di euro, considerando come gli esercenti che potrebbero beneficiare dell’incentivo siano circa 1,5 milioni.

Critiche infine sulla rimozione delle sanzioni amministrative per la violazione dell’obbligo di POS per commercianti e professionisti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.