I wearable protagonisti attesi della Sanità digitale






Gli italiani aperti alle prospettive di una Sanità digitale, con l’utilizzo dei wearable e del 5G per assistenza e cure a distanza

Il mondo della Sanità è tra i protagonisti attesi della trasformazione digitale. Un passaggio importante in termini di efficienza e riduzione di costi, i cui benefici non si limitano al tema più discusso della cartella clinica e delle ricette digitali.

Alle spalle c’è infatti una vera e propria rivoluzione, dove il cittadino ha un ruolo importante, grazie anche al contributo dei dispositivi wearable. Se gli smartwatch hanno permesso di capire quali siano le potenzialità, praticamente tutti i principali produttori oggi sono impegnati nel passaggio decisivo, aumentare l’affidabilità dei prodotti a livello medico.

Il passo in più dei wearable

Vale a dire, superare l’attuale margine di errore intrinseco quando si parla di frequenza cardiaca, ECG o altri parametri sulla salute, e dare il via alla vera e propria medicina a distanza o al monitoraggio continuo di un paziente senza necessariamente prevedere un ricovero o assistenza domiciliare continua.

Una piccola parte di quella più in generale indicata come infrastruttura IoT, dove oltre ai wearable, smartwatch e ensori di vario tipo, servono reti 5G affidabili e adeguati strumenti al servizio di personale sanitario e pazienti.

Nonostante un’opinione diffusa, in Italia il tema della Sanità digitale è attuale. Come riporta Cradlepoint, la spesa per la sanità digitale è cresciuta del 12,5% nel 2021, toccando quota 1,69 miliardi di euro, pari all’1,3% della spesa sanitaria pubblica .

Questo ha permesso di arrivare a risultati di un certo rilievo. Per esempio, all’Ospedale San Raffaele di Milano è stato eseguito il primo test di operazione chirurgica da remoto. Sfruttando la tecnologia 5G, il chirurgo, assistito dalla propria equipe presente in sala operatoria, ha rimosso un polipo da una corda vocale su un modello artificiale.

L’idea della Sanità digitale piace

Anche da parte dei cittadini l’interesse non manca. Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, una persona su due sarebbe disposta a indossare un sensore medico, se fosse consigliato dal proprio medico.

Inoltre, sono aperti alla possibilità di condividere i dati raccolti dai sensori e da altri strumenti digitali, per scopi come diagnostica, ricerca clinica e medicina personalizzata. Circa un italiano su quattro si dice pronto a condividere i propri dati, non solo con le strutture che li hanno in cura, ma anche con altre organizzazioni, come le aziende che producono farmaci o dispositivi medici.

Pubblicato il 23/5/2023


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