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Lo smartwatch dalla parte dell’utente






Tra le ragioni che spingono gli utenti a comprare uno smartwatch spiccano le funzioni a supporto della salute. L’autonomia il maggiore problema

Tecnologia e innovazione non bastano a disegnare il futuro degli smartwatch. Altrettanto importante, se non di più, è capire cosa cerchino i potenziali acquirenti in un wearable e cosa li spinga alla decisione finale.

Argomenti scontati dal punto di vista di un’analisi del mercato, molto meno nella pratica. Ha provato a rimediare CSS Insight con un lavoro impegnativo mirato proprio ad approfondire preferenze e motivazioni di chi intende acquistare uno smartwatch o passare a un nuovo modello.

I risultati sono attesi in dettaglio nelle prossime settimane. Sono però disponibili alcune interessanti anticipazioni.

Uno smartwatch fa bene alla salute

Prima di tutto, un aspetto ormai prevedibile. La ragione pricipale per cui si decide di utilizzare un wearable è un supporto alla salute. Si parli sia degli anche solo simbolici diecimila passi, dell’analisi del sonno o della stima del livello di stress, la ricerca di un supporto per migliorare il proprio benessere è la principale spinta verso il primo acquisto, ma anche verso uno nuovo.

La situazione non dovrebbe meravigliare più di tanto, non a caso, tutti i principali produttori sono ormai orientati da tempo in questa direzione. Consolidate funzioni come notifiche, tracciamento dell’attività fisica, con GPS ormai sempre più di serie, la ricerca è tutta in direzione di nuove funzioni a supporto della salute.

Per i progettisti, sfide importanti e impegnative. Oltre a migliorare l’affidabilità per raggiugere l’importante salto di qualità e ottenere le certificazioni di livello medico, le fortune delle varie Apple, Fitbit e rivali dipendono per buona parte alla capacità di rilevare parametri come pressione del sangue, livello di glucosio e altri valori legati a problemi di salute diffusi, per i quali oggi servono strumenti dedicati, spesso ingombranti e costosi.

Un altro aspetto interessante rilevato da CSS Insight è come la situazione si confermi in sede di aggiornamento di uno smartwatch. Segno di quanto effettivamente le aspettative dei primi acquirenti siano per buona parte sodisfatte e si vada quindi alla ricerca di qualcosa in più.

Durata a parte, soddisfazione diffusa

Non a caso, il livello di delusione risulta essere decisamente basso. Se non trascurabile, quasi. I delusi dei wearable sono infatti pochi. I dati rilevati delle varie app confermano un uso regolare e diffuso delle funzionalità, soprattutto quelle legate alla salute.

Questo non esclude assolutamente la presenza di problemi, pronti a trasformarsi in frustrazioni. La principale, legata alla durata della batteria. Una volta presa l’abitudine di leggere i dati sullo smartphone, a partire dai passi quotidiani, doverci rinunciare non è certamente facile.

D’altra parte, considerando come il modello di gran lunga più venduto, Apple Watch, sia anche uno tra quelli con la minore autonomia, la situazione non stupisce.

Ci sono però anche altre esigenze, alcune decisamente non scontate. Se l’interesse verso una maggiore assistenza sulla salute è ormai noto e prevedibile, interessante al riguardo la prospettiva di assistenza a distanza, la domanda di trasformare il smartwatch in un traduttore simultaneo apre prospettive decisamente nuove e interessanti. Finora, poco battute.

Da sottolineare infine, anche i criteri di valutazione adottati dagli utenti. Il mezzo più efficace si rivela infatti il passaparola. Più della pubblicità, a spingere verso l’acquisto di un wearable, e la scelta del relativo modello, ci si affida la parere di un conoscente che lo tiene al polso da qualche tempo.

 Da non sottovalutare però anche l’importanza del prezzo. In diversi casi, considerato troppo alto rispetto alle effettive funzionalità. In particolare, si lamenta la necessità di dover scendere ancora più a compromessi con autonomia e precisione nei dati raccolti, quando si guarda ai modelli più economici.

Pubblicato il 25/11/2022


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