Perchè il prezzo di Quest Pro non è un capriccio






Dopo le critiche al prezzo di Quest Pro, e la risposta per nulla diplomatica di Mark Zuckerberg, le vere ragioni della strategia Meta

Se l’obiettivo di Mark Zuckerberg in occasione del lancio del visore Quest Pro era attirare l’attenzione su un settore ancora per pochi appasionati, c’è effettivamente riuscito. E non solo per il prezzo, alto oltre ogni aspettativa e probabilmente anche a ragione.

In realtà, una motivazione l’ha data lo stesso fondatore di Facebook, anche se decisamente originale. In pratica, una sorta di allineamento alle politiche Apple, una sorta di “ se lo fanno loro, allora possiamo farlo anche noi”.

Meta tuttavia non è certamente Apple. La quale la possibilità di dettare i prezzi liberamente se l’è conquistata negli anni sul campo. Il nome Meta, e tutto quanto vi ruota intorno, nasce invece da un software gratuito, un’idea di guadagno esasperato sui dati personali e su una pubblicità a volta assillante. Una strada decisamente più impegnativa.

L’alleato ideale per affrontare il metaverso

Tutto questo non mina però la convinzione sulla bontà della propria scelta e del metaverso in generale. Ancora di più, dopo l’accordo con Microsoft, con la certezza di portare finalmente la realtà virtuale fuori da mercati chiusi come videogiochi o attività aziendali di progettazione e assistenza.

Interessante al riguardo le considerazioni di GlobalData. Come per Google, finora l’offerta hardware non ha dato grandi soddisfazioin a Meta. Esattamente come Google con l’acquisizione di Fitbit, per invertire la rotta, Zuckerberg ha scelto una via esterna. In questo caso, aggiungendo all’acquisizione di Quest, una collaborazione stretta con un altro marchio dello stesso livello.

Più ancora del prezzo e problemi di ergonomia dei visori, il principale freno alla realtà virtuale è la carenza di applicazioni generiche e dal potenziale largo consumo. In questo senso l’accordo con Microsoft è quanto di meglio si potesse auspicare.

Quest Pro punta alle aziende

Per i più impazienti di poter provare la novità nella vita quotidiana però, probabilmente ci sarà da aspettare. Secondo gli esperti infatti, l’accordo sarà rivolto soprattutto al mondo del lavoro. A partire da una nuova modalità per riunioni e collaborazioni a distanza.

Quindi, gruppi di lavoro di una certa dimensione e distribuiti in sedi a una certa distanza. Gli stessi probabilmente più attenti alla sostanza rispetto alla spesa. Da qui, la mossa Meta di giocarsi la sfida su un prezzo comunque altro, anche se in questo caso più in linea con i diretti rivali.

Le prospettive d’altra parte non mancano. GlobalData stima in 51 miliardi di dollari il mercato della realtà virtuale entro il 2030. Quando anche il settore consumer avrà assunto una certa consistenza. Sempre inferiore tuttavia, al mondo del lavoro, destinato a occupare il 63% del mercato.

La sfida Quest Pro va quindi ben oltre il prezzo e una potenziale prova di forza. Rappresenta una sfida interessante al mondo del lavoro, per cavalcare il cambiamento indotto dallo smart working. L’alleanza con Microsoft in questo senso, è la carta migliore che Meta potesse giocare.

Pubblicato il 17/10/2022


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