L’abbigliamento smart pronto a fare a meno dei sensori






Ricercatori statunitensti e sudcoreani pronti a ridisegnare l’abbigliamento smart con un sensore perfettamente integrato nel tessuto

Per gli appassionati di sport desiderosi di misurare con sempre maggiore precisione le proprie prestazioni, il futuro andrà presto oltre gli smartwatch. La tecnologia sta infatti rapidamente evolvendo in direzione dell’abbigliamento smart con sensori integrati nel tessuto e direttamente a contatto con la pelle.

Parlare di abbigliamento smart non è certo una novità. La ricerca al riguardo è attiva già da tempo e alcuni risultati sono già visibili Quasi sempre però, si tratta ancora di sensori da inserire in una maglietta o un altro capo da indossare, per raccogliere i dati trasmessi da materiale in grado di leggere alcuni parametri vitali.

L’approccio combinato di ricercatori della University of Utah e della Gyeongsang National University nella Corea del Sud sta esplorando con risultati già interessanti un’altra direzione.

Foto: Moov

Il tessuto diventa il sensore

In questo caso infatti, il sensore è pienamente integrato nel tessuto. Viene utilizzato per misurare le variazioni di segnale elettrico di un muscolo in movimento. In pratica, effettua una Elettromiografia (EMG), utile per analizzare i livelli di fatica di un muscolo e calcolare i tempi di recupero.

Indicazioni importanti per calcolare il livello di affaticamento dei muscoli. Prima di tutto la capacità di sopportare sforzi prolungati di una certa intensità. Soprattutto però, per individuare per tempo un potenziale rischi di infortunio. Nella peggiore delle ipotesi, è un aiuto per completare una diagnosi relativa al sistema neuro-muscolare.

Il problema attuale dell’abbigliamento smart è prima di tutto nella praticità. Per quanto ridotti, i sensori restano elementi rigidi, da inserire in un punto particolare del capo da indossare. Riuscire a integrarlo per intero nella trama di una maglietta, dei pantaloni o dell’intimo, elimina ogni sensazione di fastidio.

Soluzione pratica ed economica

Inoltre, la strada raccontata dall’American Institute of Physics, si rivela più adatta a una diffusione su larga scala della nuova tecnologia. Oltre al comfort infatti, anche il costo di produzione risulta decisamente inferiore, grazie alla possibilità di inserire il sensore sfruttando i processi produttivi esistenti.

La messa a punto dell’abbigliamento smart punta ora a perfezionare la vestibilità. In una prima fase infatti, la patch realizzata con un filamento in argento ha mostrato ottime capacità conduttive. Materiale a volte però fonte anche di allergie. La soluzione è stata quindi ricoprirlo di nanoparticelle in oro, mantenendo inalterate le caratteristiche fisiche e riducendo il contatto diretto con la pelle.

Si parla in entrambi i casi di quantità estremamente ridotte, al punto da incidere in misura quasi trascurabile sui costi complessivi del materiale. Inoltre, la buona integrazione con il tessuto si è rivelata resistente anche a lavaggi frequenti.  

È ancora presto parlare di prodotti destinati al commercio. Tuttavia, la strada indicata dai ricercatori statunitensi e sudcoreani appare decisamente promettente per una nuova generazione di abbigliamento smart destinato a migliorare le prestazioni sportive e tutelare meglio la salute.


Pubblicato il 11/10/2021

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