Condividere i dati di localizzazione fa sempre più paura






Il timore di vedere i dati di localizzazione usati dai Governi tende a scoraggiare la condivisione. Più favorevoli le fasce di età di mezzo

Tanti, se non proprio tutti, apprezzano ogni giorno recensioni lasciate su luoghi rilasciate attraverso le varie app o le informazioni in tempo reale sul traffico. Sempre meno però, sono disposti a condividere i dati di localizzazione, soprattutto per il rischio di vederli finire memorizzati in qualche server governativo.

L’apparente controsenso è messo in risalto da uno studio Atlas VPN, condotto negli USA, dove emergono anche interessanti atteggiamenti diversi a seconda dell’età. Contrariamente alle attese, non sono necessariamente i giovani i più disinvolti.

Foto: digital designer da Pixabay

La diffidenza non ha età

Il disagio nel lasciare tracciare liberamente i propri movimenti attraverso smartphone e wearable appare ormai evidente. La metà della Generazione Z, vale a dire i nati tra il 1996 e il 2010 si dice infatti poco disposta a condividere i dati di localizzazione, qualora ci sia il rischio di vederli finire in un database a uso governativo.

Un’incertezza praticamente allo stesso livello dei propri genitori, se non addirittura dei nonni. Tra i Baby Boomer, nati tra il 1946 e il 1964 infatti, la diffidenza o solo di poco superiore, al 54%.

Risultati simili anche sul fronte opposto, quello degli abbastanza favorevoli al tracciamento dei dati di localizzazione. Rispettivamente, il 15% e il 17%. Perfettamente allineati invece gli entusiasti della prospettiva, soprattutto in ottica di sicurezza, in entrambi i casi dl 6%.

I più comprensivi si trovano invece nelle fasce di mezzo. Il 13% dei Millennials (nati tra il 1981 e il 1996) vede infatti la situazione con favore, poco meno del 14% della Generazione X (1965-1980). In questo caso, i contrari irriducibili scendono rispettivamente al 40% e al 46%.

Cala la voglia di condivdere la localizzazione

L’aspetto più importante del lavoro Atlas VPN è però l’affermarsi di una certa tendenza a prendere le distanza da strumenti in grado di tracciare la propria attività se questi sono potenzialmente in grado di condividere i dati di localizzazione con realtà governative.

Nonostante l’emergenza sanitaria Covid-19 abbia in qualche modo attenuato il fenomeno, la situazione resta delicata. Le tantissime aziende che stanno investendo nel settore possono iniziare a vedere difficoltà in prospettiva futura e mettere a rischio uno dei campi di applicazione più promettenti del mondo mobile.

Basti per esempio pensare ai sistemi di navigazione satellitare legati al traffico, potenzialmente utilizzabili anche per controlli sugli spostamenti o sui limiti di velocità. Oppure, ingressi in musei, strutture pubbliche se non addirittura passaporti attraverso app. Tutti dati per loro natura accessibili da una Pubblica Amministrazione.


Pubblicato il 2/2/2021

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