Abbonamento a Strava: perchè sarà un fallimento






Rancori, calo di fiducia nello spirito Strava e abbonamento non sostenibile ovunque, rischiano di trasformare un grande progetto in un fallimento

Dopo un’ascesa rapida come poche altre applicazioni, per Strava è arrivato il momento di affrontare la resa dei conti. Il modello costruito su un’adesione volontaria al pacchetto a pagamento proponendo funzioni aggiuntive a una base di per sè già molto completa non ha infatti mai raccolto grandi consensi.

Almeno, non abbastanza da giustificare gli investimenti e garantire i necessari ritorni. Discorsi lontani da chi ha sempre considerato Strava solo uno strumento in più per alimentare la propria passione sportiva. Tuttavia, indispensabili per continuare a garantire la qualità del prodotto e la sua durata

Da qui, la decisione, per certi versi inevitabile, di imporre praticamente un abbonamento mensile di 8 euro, ridotti a 5 euro con contratto annuale, per continuare a poter sfruttare tutto quanto diventato ormai abitudine per tantissimi ciclisti, podisti o semplici appassionati di vita all’aria aperta.

La scelta pericolosa di Strava

Tempi e modalità della decisione però, rischiano di minare alla base la fiducia dell’utenza Strava. Per buona parte, quella comunque passiva e quindi da considerarsi infruttifera a prescindere della proposta commerciale.

La prospettiva di rimanere in pochi però, può inoltre trasformarsi in un colpo decisivo alla solidità del progetto. Sono quindi diverse le ragioni tali da indurre a ritenere non del tutto fuori luogo un declino tanto rapido quanto è stata scattante l’ascesa.

Prima di tutto proprio per come è stata comunicata le decisione di introdurre un abbonamento di fatto obbligatorio, considerate le funzioni veramente limitate e generiche rimaste nella versione gratuita.

Decisione sbagliata nel momento sbagliato

Probabilmente, la pandemia del coronavirus non ha giocato a favore di Stava sia per i tempi, facile intuire come la comunicazione sia stata rimandata di almeno un paio di mesi, sia per le modalità, lasciando non più di un paio di giorni per adeguarsi.

Agli utenti, l’improvvisata non è piaciuta. Basta scorrere il forum sull’argomento, per cogliere una netta spaccatura. Da una parte i fedelissimi, già abbonati all’infelice modello Summit, per i quali è cambiato poco o niente.

Dall’altra, chi si è trovato improvvisamente a prendere una decisione, non sempre facile. Se non con la sensazione di una sorta di ricatto, perdere in pratica buona parte dei dati accumulati in anni di passione sportiva, un poco simpatico prendere o lasciare.

Per la prima vota, Strava di trova così a dover affrontare una situazione di ostilità diffusa tra la propria community, dalla quale raramente possono scaturire conseguenze positive.

Il costo non è uguale per tutti

Un altro aspetto da considerare è proprio la tariffa dell’abbonamento. Già ignorare la differenza tra dollari ed euro non può certo far piacere al Vecchio Continente. Soprattutto però, la tariffa fissa globale, penalizza apertamente i Paesi meno agiati.

Viene così a cadere uno dei piastri di Strava, l’uguaglianza di una community costruita sulla passione e non sul ceto sociale. Sul forum dedicato, la situazione non ha faticato a emergere.

Al fianco di chi pretende tutto, subito e gratis, anche molti frustrati dalla prospettiva di dover pagare un canone mensile non molto lontano da una quota importante del proprio reddito. Troppo per poterselo permettere.

Si spera tuttavia, si tratti di considerazioni valutate con attenzione dal team dirigente e per questo, pronti a gestire le conseguenze.

Resta però il sospetto di una decisione presa come una sorta di ultima spiaggia. Considerato il prevedibile fallimento della contorta offerta Summit, la necessità di far quadrare i conti ha portato a una decisione cruciale.

Anche se il vero giudice sarà il tempo, il timore di perdere un punto di riferimento importante per il mondo degli sportivi è concreto. Ancora di più per chi ha sottoscritto un abbonamento e non ha più la certezza di poter contare sui propri dati a oltranza.

Viene infatti da chiedersi cosa succederà degli immensi archivi Strava nel caso il modello a pagamento dovesse fallire.

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