Abbonamento a Strava: perchè sarà un successo






Passione, voglia di non rinunciare e community permetteranno a Strava di raggiungere l’obiettivo di passare alla modalità d’uso con abbonamento

L’eco dell’abbonamento obbligatorio per usare Strava al di là delle funzioni di base, quelle praticamente offerte da qualsiasi software a corredo di un ciclocomputer o smartwatch con GPS, è destinato a durare ancora qualche tempo.

Non tanto per una improbabile correzione di rotta da parte di Strava, quanto invece per capire se e quanto la decisione possa rivelarsi saggia. Se cioè, il numero di abbonati sarà sufficiente a garantire comunque un futuro all’azienda e quindi alla fiducia degli utenti.

Si sono così formati due schieramenti. Da una parte, i più comprensivi e ottimisti, contrapposti agli arrabbiati più pessimisti. Per entrambi, con motivazioni all’apparenza valide, da affrontare meglio in separata sede.

Le ragioni di un successo

Partendo dalle ragioni per le quali la decisione di Strava è destinata ad avere successo, prima di tutto perché si tratta di un’idea al momento ancora unica.

Prima arrivata al concetto di segmento e tutto quanto vi ruota intorno, ancora oggi è l’unica app del genere in grado di prolungare il piacere di un’attività fisica anche una volta terminata.

Inoltre, Strava si può considerare una delle app più trasversali tra quelle in circolazione. Capace cioè di raccogliere dati da praticamente quasi tutti i dispositivi più usati in commercio.

Chiunque abbia già affrontato il problema di passare da un marchio a un altro, sa bene cosa significhi trovarsi con due archivi di registrazioni tra loro totalmente incompatibili.

Difficile rinunciare al vizio

L’abitudine è un altro elemento a favore di un abbonamento. Il successo è stato talmente rapido e capillare, da correre il rischio di trovarsi smarriti senza poter più analizzare da un giorno all’altro  le proprie prestazioni e confrontarle con quelle dei propri contatti.

Di fronte all’overdose quasi molesta in fatto di pubblicità di praticamente ogni altro social, la prospettiva di non doversi sorbire una quantità di contenuti sponsorizzati superiore a quelli interessanti, come è ormai sono arrivati a proporre Facebook e simili, aiuta a riscoprire il piacere quasi dimenticato di scorrere una schermata interessante dal primo all’ultimo messaggio.

In questi anni, Strava è sta anche capace come pochi altri di raggiungere un obiettivo tra i più ambiziosi per chi opera nel mondo social, costruire una comunità. Riuscirci significa prima di tutto una base utenti ampia e soprattutto fedele nel tempo.

Anche per questo, è stato possibile annunciare l’abbonamento senza tanti preamboli e senza adottare strategie di marketing distribuite in un più lungo periodo

La passione, leva vincente di Strava

Per la stessa ragione, al centro di tutto c’è quasi sempre una passione. Fermo restando una percentuale probabilmente considerata fisiologica di iscritti destinata a disperdersi nel tempo, l’utente regolare di Strava lo considera spesso come un complemento ideale alla bicicletta, alle scarpe da corsa, al costume da bagno o a ogni altri accessorio tecnico. Qualcosa, al quale ormai sembra quasi impossibile poter rinunciare.

Infine, il capitolo più delicato, la tariffa di 5 euro al mese per l’abbonamento. In assoluto è una cifra tutto sommato sostenibile. Soprattutto per chi è abituato a spendere anche migliaia di euro al’anno per dare libero sfogo alla propria passione sportiva.

Si potrebbe semmai discutere sull’uniformità a livello globale, con potere d’acquisto profondamente variabile tra una nazione e l’altra.

Forse, un paio di euro in meno avrebbero permesso di coprire i minori guadagni singoli allargando molto di più la platea, ma queste decisioni spettano a chi le deve prendere, e a subirne le conseguenze. Di qualsiasi natura.

A voler essere pignoli, l’occasione poteva rivelarsi utile per offrire una sorta di bouns agli iscritti e coprire la lacuna forse maggiore di Strava, importare lo storico dei dati registrati fino a prima dell’iscrizione.

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