Inforcati i Raptor, la volata per la realtà aumentata è vinta






Bastano poche pedalate per scoprire le potenzialità degli smartglasses Everysight. Una volta presa confidenza, passano anche i dubbi sul prezzo

In mancanza di un’applicazione in grado di rivelarsi veramente utile a diffonderla su larga scala, anche la tecnologia più sofisticata rischia di rivelarsi fine a sé stessa. Inutile e destinata a ritrovarsi dimenticata  in un angolo. Un esercizio di stile, o poco più.

In questa delicata situazione si è trovata per qualche tempo la realtà aumentata, servita inizialmente come nuovo strumento al servizio della pubblicità. Inoltre, l’esperienza negativa dei Google Glass ha frenato tanti progetti. Almeno fino a quando qualcuno non sia in grado di presentarsi con qualcosa di realmente innovativo, accattivante e in grado di cambiare le regole del gioco.

Oggi questo inizia a vedersi e il CES ha confermato la tendenza a un ritorno di attenzione alla realtà aumentata proprio attraverso gli smartglasses. Tra tutti, spiccano al momento i Raptor, progetto messo a punto dall’israeliana Everysight per il quale il termine rivoluzionario non è per niente fuori luogo.

La rivoluzione in sella

Anche se rivolti a un pubblico per il momento comunque limitato, i Raptor rappresentano a tutti gli effetti una novità assoluta. Pratici da usare, utili e soprattutto innovativi, non costringono l’appassionato ciclista a cambiare le proprie abitudini. Al contrario, offrono qualcosa in più, di inedito, compiendo gesti e abitudini consolidate.

Quanto, quando e come i Raptor potranno segnare una effettiva svolta potrà confermarlo solo il tempo. Oggi si può già affermare con certezza come sia stato intrapreso un nuovo interessante percorso. Tanto promettente da indurre a dividere la recensione in due parti. Questa dedicata alle funzioni di base e una riservata invece a un livello di impiego più evoluto.

Prima di tutto, il progetto si presenta estremamente solido e concreto. Non a caso, gli smartglasses con realtà aumentata sono il risultato di una ricerca meticolosa e una lunga fase di test affidata a ciclisti professionisti.

Ogni elemento al posto giusto

Il risultato, un sistema compatto, robusto e attento prima di tutto al design. Perché i Raptor restano a tutti gli effetti occhiali per chi va in bicicletta. Quindi, abbastanza comodi, pratici e resistenti da poter essere indossati a lungo.

Unica nota, facilmente prevedibile, dimensioni e peso (89 grammi) sono superiori a una montatura standard. Subito però, emerge l’abilità Everysight nel distribuire a perfezione elettronica e altri componenti per ottenere un insieme ottimamente equilibrato. In pratica, già pochi secondi dopo averli indossati, la differenza non si nota più.

Anche perché l’attenzione è facilmente attratta dalle potenzialità. Per prima cosa, scaricata l’app, i Raptor vanno abbinati allo smartphone, dove sono accessibili le impostazioni di base. La maggior parte di comandi è però regolata direttamente sul visore, e questo potrebbe già diventare un primo appunto.

Una volta accesi con il piccolo pulsante sotto la stanghetta sinistra, bastano pochi istanti a rendersi conto di cosa si stia parlando. Sulla lente destra infatti, viene proiettato il pannello di controllo introduttivo. Opera del minuscolo proiettore inserito sopra il nasello, del quale è visibile solo parzialmente il prisma incaricato di riprodurre le informazioni.

Sguardo fisso alla strada

A questo punto entra in gioco un altro aspetto innovativo, il sistema di controllo. Tutto ruota intorno alla stanghetta destra, area sensibile sulla quale muovere un dito per attivare i vari comandi. La nota positiva è il funzionamento anche con guanti, quella più critica è una certa difficoltà a riconoscere i comandi se le dita non sono perfettamente asciutte. Problema non trascurabile quando si parla di uno sport di fatica. Inoltre, per evitare problemi è importante ricordarsi di indossare i Raptor sopra le cinghie del casco.

Per iniziare a mettere alla prova gli smartglasses non serve molto. Nel menu a scorrimento è facile trovare il comando per avviare una semplice registrazione dell’attività. Qualcosa di molto simile ai tanti ciclocomputer, ma decisamente più suggestivo ed efficace.

Il GPS di riferimento è quello dello smartphone. Quindi la connessione via Bluetooth deve restare attiva. Appena in moto, questo permette di vedere proiettato sulla lente un vero e proprio cruscotto. Anzi, sono quattro i cruscotti disponibili e personalizzabili, tra i quali spostarsi sfiorando la stanghetta per la lunghezza.

Al fianco dei dati classici (velocità, distanza, media, ecc.), anche le informazioni trasmesse da eventuali sensori collegati. Al riguardo, sarebbe utile poter associare anche uno smartwatch, per rilevare la frequenza cardiaca senza bisogno di un ulteriore sensore dedicato.

Un punto fondamentale da chiarire è la pressoché totale non invasività del sistema. Dimensioni e grafica delle scritte non distraggono assolutamente dalla strada. Anzi, non è necessario abbassare lo sguardo ogni volta si vogliano consultare i dati. Per il cicloamatore, una questione di sicurezza. Per il professionista, attenzione costante alle dinamiche di una corsa.

Considerazioni non casuali. Emerge infatti ben presto, come i Raptor siano destinati a un utente evoluto, se non addirittura al corridore di professione, e non solo per il prezzo. Diverse informazioni, la compatibilità con i sensori ma non con gli smartwatch, indicano chiaramente uno strumento per chi bicicletta è sinonimo di agonismo.

Foto e video veramente dal vivo

Questo però, non significa assolutamente ignorare il restante bacino di utenza potenziale. Peraltro per niente trascurabile in termini di prospettive di mercato. Subito dopo aver preso confidenza con la registrazione dell’attività, inizia infatti il vero e proprio divertimento.

Foto e video sono il passo successivo, segnando un netto punto a favore rispetto a una action cam. L’obiettivo integrato nella montatura entra in azione sempre attraverso il sistema di comando laterale a sfioramento. Avvio di un video o ripresa di immagini si rivelano estremamente semplici. Per intenderci, bastano due tocchi per attivare la modalità e uno sfioramento in avanti o indietro per avviare l’operazione.

A trane benefici, anche la dinamicità delle riprese, senza bisogno di dover staccare la telecamera dal telaio, o doverla tenere sopra il casco. Unico accorgimento, limitare e controllare i movimenti durante la registrazione.

Ottima la qualità delle foto, mentre per i video il Full HD è poco compatibile con le riprese in movimento. Ai massimi livelli inoltre, non viene registrata la sovraimpressione dei dati, un aspetto importante da sottolineare. Opzione disponibile solo in qualità inferiore. Negli altri casi tuttavia, ci si può appoggiare a un software gratuito, sempre della stessa Everysight. In versione beta, svolge comunque egregiamente il proprio compito.

Qualche appunto si può invece avanzare proprio sul sistema a sfioramento. Ancora da perfezionare, non sempre la sensibilità si rivela ottimale. Se in genere può non essere un problema ripetere un comando un paio di volte, al momento di scattare una foto o avviare un video, il pericolo di mancare un attimo unico è concreto. Va segnalato comunque, come in alternativa sia possibile usare comandi vocali o un telecomando da manubrio opzionale.

App, utile e timida

Le funzioni da raccontare sono ancora tante, ma per un primo impatto ci si può fermare qua e rimandare il resto a un’analisi più approfondita. Anche perché, è importante spendere qualche parola per l’app. Ottimo centro di controllo remoto per gli smartglasses, si rivela un buon complemento. Per certi versi fin troppo limitata, è comunque in grado di riportare all’istante i dati di un’uscita e scaricare eventualmente le fotografie sfruttando il modulo Wi-Fi (i video invece, solo con i Raptor connessi via USB).

Utile in particolare l’analisi del lavoro svolto, soprattutto dall’ottica di un professionista. Anche perché, condivisibile con il proprio team. Appare invece al momento un limite la mancanza di un collegamento diretto con Strava. Un dettaglio tutto sommato secondario, non è da escludere una semplice dimenticanza.

Spesa importante, all’apparenza

Resta tutto da valutare l’aspetto al momento più critico per i Raptor. La versione base con 32 GB di memoria integrata costa infatti 749 euro, non molto meno di una bicicletta da corsa entry level. Vista così, appare oggettivamente difficile vederli raccogliere un rapido consenso.

Allargando punto di vista invece, la situazione appare decisamente più equilibrata. Prima di tutto, prodotti paragonabili costano intorno ai mille euro. Poi, in un ambiente dove non è raro vedere spendere anche 3-4mila euro per una bicicletta, la tentazione diventa decisamente più realistica.

La maggior parte dei soli ciclocomputer presenti sulle biciclette degli amatori inoltre, costa circa la metà. Se a questo si aggiunge la spesa per occhiali, macchina fotografica e sistema audio per gestire chiamate e ascoltare musica (memorizzata direttamente all’interno dei Raptor), senza dimenticare il navigatore, il divario è per buona parte colmato.

A quel punto, a fare la differenza interviene l’impagabile sensazione unica di uno scatto in avanti in termini di innovazione, lasciando il resto del gruppo indietro in un’altra epoca.

Pubblicato il: 31 Gennaio 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.