La realtà virtuale di Cypher rende l’arte coinvolgente come non mai

La scultura dello studio Ozel Office prende letteralmente vita grazie all fusione con la tecnologia

L’interazione è una delle vie più efficaci per attirare un numero maggiori di visitatori nei musei. Il coinvolgimento aiuta infatti i meno sensibili all’arte ad ammirare opere e installazioni, almeno tanto quanto il pregio della realizzazione.

Quanto è però riuscito a mettere in piedi lo studio di architettura della California Ozel Office va ben oltre ogni immaginazione. Cypher è infatti un progetto artistico decisamente inedito, dove l’opera d’arte diventa realmente un tutt’uno con l’appassionato, cambiando forma a seconda dei relativi movimenti.

Tutto questo grazie alla combinazione di tecnologie tra le più innovative. La fusione tra robotica, realtà virtuale, sensori e machine learning porta ogni visitatore a costruire un rapporto letteralmente personalizzato con Cypher. Un ponte tra mondo fisico e virtuale dove è possibile entrare in simbiosi con l’artista e sincronizzare i propri movimenti con quelli dell’opera esposta.

L’arte di interagire

Si parte da una serie di sensori collocati nei pressi dell’installazione. Grazie a questi, la scultura è in grado di rilevare una presenza e iniziare a cambiare forma a seconda dei relativi movimenti. A sua volta, l’avventore munito di visore per la realtà virtuale può avventurarsi all’interno dell’opera, cambiando radicalmente punto di vista e rendendo unica la visita al museo. La combinazione tra azioni indotte dai sensori e quelle stimolate dal visitatore con i movimenti del corpo, porta infatti a una conformazione e una sequenza di forme potenzialmente sempre diversa.

Cypher inoltre, è governato da un algoritmo di machine learning. Vale a dire, nel tempo memorizza le indicazioni ricevute dai visitatori per elaborare nuovi movimenti e provare ad anticipare le richieste ricevute.

Ritornando più volte, lo stesso appassionato potrà quindi vivere sensazioni diverse ogni volta, con Cypher capace di non reagire mai in modo uguale agli stessi stimoli, ma sempre nel rispetto dell’armonia dell’opera e del messaggio trasmesso dagli scultori tecnologici.

L’arte prima di tutto

Il tutto infine, è stato realizzato nel pieno rispetto dei canoni artistici prima di tutto. La scultura è infatti assolutamente armoniosa, senza che la tecnologia si manifesti fino a quando il visitatore non vuole essere coinvolto in questo percorso.

Difficile però pensare di vedere Cypher o qualche cosa di simile in Italia a breve. L’idea di Guvenc Ozel, Benjamin Ennemoser e Tyson Philipps resta comunque di quelle potenzialmente capaci di aprire un nuovo filone dell’arte, dove non è indispensabile creare ambienti su misura per valorizzare un’opera, quando è l’opera stessa capace di adattarsi all’ambiente. O dove non è necessario proporre al visitatore lunghi testi descrittivi, ma è la scultura capace di trasportare in un viaggio su misura alla scoperta dell’arte.

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