La Mecca è più vicina, e più sicura, nelle braccia di Rehber

Un bracciale smart aiuta a non perdersi ed evitare i pericoli della folla durante l’afflusso di pellegrini

Il pellegrinaggio annuale a La Mecca è uno degli appuntamenti più importanti in assoluto per il credo musulmano. Un appuntamento capace di richiamare milioni di persone, con tutte le potenziali conseguenze del caso. Come la storia ha insegnato, sono diversi gli incidenti accorsi in quei giorni.

Nel 2017, sono stati 2,35 milioni ad assolvere l’obbligo religioso di di visitare la località araba almeno una volta nella vita. Le stime parlano di 8 milioni all’anno nel 2030. Situazione unica, tuttavia non molto diversa da quelle che si presentano regolarmente anche in moltissime altre metropoli, in occasioni di concerti, incontri sportivi e altre grandi manifestazioni.

A farne le spese, prima di tutto i più deboli, vale a dire i bambini e anziani. A loro è destinata l’idea messa a punto da Hamza Oza, della Royal College of Art.

Rehber è un braccialetto smart. All’apparenza, non molto diverso da un comune tracker. In realtà, ha una funzione decisamente diversa. Prima di tutto infatti, non si collega a uno smartphone, ma è un segnalatore di posizione indipendente e autonomo, con portata di 5 km. Questo va in favore della semplicità d’uso e soprattutto supera il rischio di smarrire il dispositivo accoppiato, rendendolo di fatto inutile.

Il monitoraggio avviene infatti da remoto via cloud. L’idea di Oza è metterla prima di tutto a disposizione degli organizzatori o i responsabili della sorveglianza ai grandi pellegrinaggi. Da un pannello di controllo, fruibile si presume da PC, ma potenzialmente anche via mobile, è possibile rintracciare qualunque soggetto in possesso di Rehber e segnalato come disperso.

In prospettiva più ampia, uno strumento certamente utile anche a monitorare gli accessi in occasione di eventi con grandi afflussi di persone, rintracciando dispersi ma anche analizzando situazioni anomale, come assembramenti o flussi a rischio.

Tra i primi sviluppi pensati dal progettista, una maggiore versatilità. L’assenza potenzialmente totale di display lavora in favore di una lunga autonomia. Una tecnologia tuttavia fruibile anche per una nuova generazione di smartwatch, con qualche prototipo già allo studio, dove trovare il compromesso desiderato.

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