Sotto la guida SolePower, l’autonomia energetica dei wearable procede a grandi passi

L’autoricarica sfruttando i passi ha già permesso di produrre scarpe intelligenti a uso militare e sul lavoro

Arrivare a fine giornata con il proprio dispositivo indossabile ancora in perfetta efficienza non è sempre facile, Per quanto si possano studiare soluzioni tampone come batterie esterne o simili, praticità e affidabilità restano un miraggio. Per definizione però, essere lontani da una postazione di ricarica significa in genere essere in movimento. Considerazione solo all’apparenza scontata e fine a sè stessa, almeno fino a quando non entra in gioco SolePower.

L’azienda di Pittsburgh ha infatti sviluppato un progetto decisamente innovativo e al tempo stesso semplice. Partendo dal presupposto che qualsiasi movimento genera in qualche modo energia, l’obiettivo è riuscire a incamerarla e utilizzarla. In pratica, arrivare a una sorta di wearable dotato di autoricarica.

Un primo risultato è già stato raggiunto, circa un anno fa. SmartBoots sono degli stivali intelligenti pensati espressamente per uso militare e destinati all’esercito USA, in grado di fornire ricarica a una batteria. Nel pieno rispetto dei requisii di leggerezza e resistenza, la soluzione è presto entrata nella dotazione dei soldati.

In pratica, il movimento ripetuto e regolare del tallone durante una marcia o una camminata è in grado di produrre un’energia cinetica da inviare a un microgeneratore attraverso un minuscolo sistema meccanico

Prontamente, questo primo traguardo ha favorito ulteriori sviluppi. Per esempio, la possibilità di alimentare una sorgente luminosa, oppure collegare un GPS, utile a individuare la posizione. Anche in ambito civile, l’interesse è subito cresciuto, a partire dalla sicurezza sul lavoro. Conoscere esattamente la posizione e i movimenti di un pompiere o di un’altra persona sul campo, agevola eventuali soccorsi o anche solo a impedire finisca per trovarsi in una situazione di pericolo tracciandone gli spostamenti.

Ambiti di applicazioni certamente ancora circoscritti. Tuttavia, si tratta di una tecnologia con tempi di sviluppo notevoli, già arrivata a risultati di rilievo. Con tutta probabilità, non servirà aspettare a lungo prima che SolePower riesca a mettere a punto un’applicazione di massa. Per esempio, sviluppando la suggestiva ipotesi di collegare direttamente uno smartphone, uno smartwatch o un sensore per sport a un minuscolo sistema di generazione inserito nelle scarpe, e trasportando l’energia attraverso quei tessuti conduttivi sempre meno una chimera.

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