Quando c’è di mezzo Amazon, basta un wearable per speculare

Molta più innovazione che pericoli reali dietro il contestato  brevetto di bracciale elettronico

Fino a oggi, a parte pochi addetti ai lavori, nessuno si era posto il problema di un possibile confine etico ai dispositivi wearable. Nella maggior parte dei casi, strumenti accattivanti, gadget o comunque utili e a migliorare salute e qualità della vita, le possibili implicazioni come forma di controllo sono passate in secondo piano. E con buona probabilità ci sarebbero rimaste, se a qualcuno non fosse venuta l’idea di speculare su uno dei più recenti brevetti Amazon. I rischi beninteso, non mancano. Si tratta comunque di un semplice brevetto, quindi ancora lontano da un prodotto reale. Difficile però pensare come la vera ragione di tanta attenzione sia da ricondurre alla possibilità di speculare mediaticamente su un nome importante quale Amazon. Occasione tra l’altro colta al volo in piena campagna elettorale. Senza infine dimenticare come in realtà per chi lavora nella logistica, bracciali e simili siano la regola da anni. Giusto per citare un nome, azienda come Zebra Technologies hanno costruiti proprio su questo buona parte delle proprie fortune.

Più delle speculazioni di circostanza, il progetto Amazon resta comunque interessante per l’aspetto legato alla tecnologia. Dietro il brevetto infatti, c’è da aspettarsi una buona componente di innovazione. L’obiettivo è seguire i movimenti dell’addetto per correggere eventuali errori nel prelievo dagli articoli di un ordine. Aspetto inedito, sfruttando gli ultrasuoni. Fermo restando le reali condizioni e i ritmi di lavoro cui sono sottoposti i dipendenti dell’azienda, il problema esiste. In magazzini da dimensioni difficili da immaginare per chi non li ha mai visti, mettere insieme pochi oggetti su centinaia di migliaia presenti sugli scaffali non è impresa facile. Ridurre gli errori è obiettivo lecito di qualsiasi organizzazione.

I sistemi attualmente in uso, sono in grado di reagire solo una volta raccolto l’oggetto e scansionato con l’apposito lettore (comunque nella dotazione di  ogni lavoratore). L’ipotesi Amazon è poter anticipare il controllo, intervenendo prima che l’addetto prelevi l’articolo. Semplicemente, tracciando il movimento del braccio. Una soluzione potenzialmente in grado anche di portare vantaggi sul fronte computazionale. Non sarebbe infatti necessario correggere una registrazione già memorizzata, proprio perchè di cerca di impedire che questo avvenga.

Per i più tecnici, il brevetto, prevede l’uso di un insieme di sensori per triangolare la posizione del bracciale e quindi seguirne il movimento. Un sistema come segnale acustico o vibrazione può richiamare l’attenzione in caso di errori.

In ogni caso, difficilmente Amazon si lascerà intimorire dalle strumentalizzazioni di circostanza. Motivi di lamentarsi sulla reale sensibilità verso i dipendenti d’altra parte non mancano, a prescindere. Non è invece da escludere come alla fine dei conti il brevetto potrebbe tradursi in una ulteriore fortuna, segnando l’inizio di una nuova era di dispositivi indossabili in ambito logistica.

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