Guidata da SPEC, parte dal Polo Sud la sfida della tencologia in soccorso del Pianeta

South Pole Energy Challenge attua un modello sostenibile per l’utilizzo dei dispositivi elettronici

Raggiungere il Polo Sud senza mezzi a motore resta un’impresa riservata a pochi, anche se non sempre fa ancora notizia. A prescindere dall’obiettivo e dalla sfida individuata, in situazioni del genere il supporto della tecnologia è ormai imprescindibile e un ruolo di importanza crescente è assunto dai dispositivi wearable, pronti per essere utilizzati senza dover essere montati e preparati in condizioni spesso proibitive. Tecnologia però, significa anche necessità di energia per il funzionamento e la ricarica. Nelle diverse settimane di durata di una spedizione, sono quindi indispensabili strumenti altamente affidabili, in grado di mantenere le batterie e garantire la sicurezza, sia dei viaggiatori sia dei dati raccolti.

Spesso, questo si traduce in un quasi controsenso con le finalità di una missione in mezzo alla natura. La soluzione preferita è infatti un generatore alimentato da combustibili fossili. Una scelta fino a pochi anni fa obbligata per raggiungere il traguardo, oggi però messa in discussione dalle più moderne tecnologie. Su queste basi è nata South Pole Energy Challenge, spedizione antartica di un migliaio di chilometri in otto setitmane, intenzionata a confermare le ambizioni dell’Accordo di Parigi delle Nazioni Unite 2016, volto a mantenere le temperature globali inferiori ai 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali.

Un aiuto importante in questa direzione può arrivare proprio dai dispositivi elettronici e dalla connettività. Fortemente convinto di questo, l’inglese Robert Swan ha guidato una spedizione molto particolare, raggiungere il Polo Sud avvalendosi solamente di strumentazione senza impatti sull’ambiente. Insieme a lui, il figlio Barney e il CMO di Commvault, Chris Powell, nel ruolo insolito di sponsor e supporto direttamente anche sul campo.

Come in tutte le spedizioni antartiche, il team SPEC ha dovuto affrontare diverse sfide. Il 14 dicembre la squadra è arrivata a metà strada con una velocità di percorrenza media di poco inferiore alle 10 miglia nautiche al giorno. Robert Swan, il leader del team, ha annunciato di dover tornare al Campo Base di Union Glacier per consentire alla squadra di muoversi più velocemente e raggiungere il Polo prima della chiusura della stagione e del peggioramento delle condizioni. Robert si è comunque ricongiunto alla squadra al raggiungimento dell’89° parallelo per completare le ultime 60 miglia della spedizione, lo stesso punto in cui Powell si è unito al gruppo.

Gli altri sponsor pronti ad accettare la sfida, Shell, Samsung, Toyota, Patagonia, aumentano le prospettive della missione. In particolare, Swan intende ispirare governi, educatori, imprese, investitori e singoli individui a intraprendere azioni concrete e misurabili per cambiare il loro modo di pensare, legiferare e utilizzare l’energia.

In dettaglio, la spedizione ha viaggiato attrezzata prima di tutto degli ormai indispensabili sistemi GPS e per il rilevamento dei parametri ambientali, come vento e temperatura, fondamentali per decidere l’abbigliamento e l’alimentazione più adeguati tenendo sotto controllo le calorie assunte.

Inoltre, è fondamentale conoscere in ogni momento la distanza percorsa, quella mancante e la direzione da prendere. Infine, indispensabile il materiale per documentare l’intera spedizione. Foto e video devono essere garantite anche in condizioni estreme. Soprattutto, devono essere conservati fino al ritorno.

In situazioni del genere, l’energia deve essere centellinata. Con i pannelli fotovoltaici  applicati sopra le slitte quale unica sorgente, i consumi devono essere ridotti al minimo. Quindi, funzioni demandate quasi esclusivamente a un unico apparecchio, un telefono satellitare all’occorrenza utile anche per la trasmissione dati. Foto e video, mantenute su schede di memoria fino alla prima possibilità di trasmetterle in totale sicurezza. Esattamente come per i risultati di una qualsiasi prestazione di qualsiasi appassionato di sport che utilizza un tracker o uno smartwatch, la soluzione ideale si è rivelata il cloud, per mettere al sicuro i dati alla prima occasione utile e soprattutto renderli disponibili ad altri. Un ruolo delicato, dove la combinazione tra il cloud Microsoft Azure e il sistema di gestione Commvault Data Platform si sono rivelati all’altezza della situazione.

Pubblicato il: 19 gennaio 2018

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