Il tatuaggio si fa intelligente e SkinMarks lo trasforma in interfaccia

Grazie a iricercatori della Saarland University e di Google sarà possibile comandare apparati con un movimento

 

La conformazione tutta particolare del corpo umano, uniforme al tempo stesso rigorosamente personalizzata, offre una serie di spunti ancora tutti da sfruttare per le tecnologie wearable, a partire dal modo di interagire con gli oggetti circostanti. A partire da sensi come tatto e vista, è possibile sviluppare nuove possibilità per assimilare l’uso della tecnologia a gesti quotidiani. Per esempio, sporgenze come le nocche possono essere concepite come serie di pulsanti.

Fino a oggi l’ostacolo maggiore è stata la possibilità di tradurre movimenti spontanei in comandi rivolti a un apparecchio elettronico con la dovuta affidabilità senza compromettere la spontaneità del gesto.  Per quanto attiva la ricerca, non si è mai andati seriamente al di là di compromessi destinati per lo più al mondo dei videogiochi.

Quanto sia potenzialmente interessante il settore lo dimostra un recente lavoro realizzato da una combinazione di ricercatori di un livello di assoluto valore. SkinMarks è infatti una tecnologia studiata da ricercatori della Saarland University di Saarbrücken, in Germania, insieme a colleghi nientemeno che di Google.

In pratica, dal punto di vista esteriore tutto si traduce in una sorta di piccoli tatuaggi rimovibili da applicare in diversi punti del corpo. Dotati di sensori ed elettronica di base, sono in grado di comunicare con gli apparati. Aspetti tenuti in particolare considerazione dallo studio, oltre alla tenuta di questa sorta di cerotti intelligenti, la capacità di trasmissione, la relativa precisione e la traduzione corretta dei movimenti. Diverse anche le modalità di interazione. Si va dal leggere semplicemente un movimento di un arto, a interpretare lo sfioramento della superficie sensibile con un dito, a interpretare un gesto convenzionale.

Sempre in riferimento all’esempio delle nocche, una pellicola adesiva abbastanza sottile da aderire perfettamente alla conformazione della mano può dare origine a comandi da interpretare. Nel caso più semplice, si può considerarla una minuscola pulsantiera di quattro elementi. Oppure, sfruttare anche le diverse altezze per differenti interpretazioni dei movimenti di un dito dell’altra mano su tutti o una parte di essi. Ancora, analizzare lo sfregamento orizzontale.

Un altro esempio interessante sfrutta la conformazione invece di un singolo dito. La lettura dei dati in questo caso prevede il movimento a contatto di un altro arto simile, più o meno come la regolazione di un volume, oppure le diverse posizioni assumibili piegando un indice.

Sono solo alcuni degli spunti indicati nella ricerca. Una lettura certamente impegnativa, ma altrettanto interessante per chi è interessato a scoprire con diversi anni di anticipo dove potrà arrivare il settore. A parte gli inevitabili problemi di gioventù legati soprattutto alla resistenza delle connessioni e alla corretta interpretazione dei dati, appare infatti ragionevole ipotizzare come non servirà attendere poi così a lungo prima di vedere strumenti simili diventare di uso comune.

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