La strada tutta nuova Fitbit per misurare la pressione nel sangue

Un sensore sotto il display è parte la nuova idea Fitbit per consentire agli smartwatch di leggere la pressione nel sangue senza difficoltà
Al momento tra i traguardi più ambiti dal produttori di smartwatch, anche solo per una dimostrazione di forza o questioni più pratiche di immagine rispetto a una vera esigenza, la lettura della pressione del sangue resta un traguardo ancora lontano.
A turno, praticamente tutti i protagonisti del settore si sono cimentati, arrivando anche a trovare spunti interessanti, ma senza mai arrivare alla vera e propria quadratura del cerchio. Vale a dire, una modalità tanto affidabile quanto pratica.
A oggi, due fattori ancora in contrasto. Se la precisione nei sensori è una realtà di fatto, combinarla a una modalità d’uso che non richieda accessori scomodi o design tutt’altro che attraenti resta un’impresa.

La via Fitbit passa anche da sopra
L’impegno però non manca ed è ora il turno di Fitbitprovare una nuova via.Forse non ancora promettente, ma sicuramente interessante, al punto da avanzare la richiesta di un brevetto. In realtà, un percorso già iniziato qualche anno fa,ora all’apparenza arrivato a una svolta importante, tale da richiedere un aggiornamento.
Scartata per il momento la via seguita finora da tutti i pretendenti di un sensore in linea con gli altri, in grado cioè di eseguire una lettura della pressione nel sangue continua, l’idea è concentrarsi su una soluzione più spot, come avviene per ECG e livello di saturazione nel sangue.
In questo caso però, l’ostacolo principale è proprio la pressione, intesa come quella da esercitare al polso per raggiungere l’affidabilità richiesta. Impossibile da integrare regolarmente in un cinturino, risulterebbe troppo stretto, in caso contrario penalizza la lettura.
L’idea Fitbit è cercare una via di mezzo. A fianco di un buon sensore, capace comunque di eseguire la lettura con la precisione richiesta, una procedura manuale, ma il più possibile semplificata.
Secondo quanto è possibile intuire dalla descrizione e dai disegni allegati alla domanda di brevetto, questo si può ottenere in modo del tutto naturale e senza complicazioni, semplicemente esercitando una pressione sulla superficie dello smartwatch.

La pressione giusta al momento giusto
Naturalmente, non sono chiari i dettagli, ma si presume sopra un’apposita icona, o un secondo sensore di pressione, in grado di avviare la lettura del sensore sottostante e valutare la corretta pressione esercitata.
Il relativo software avrà quindi il compito di analizzare come possa variare la frequenza cardiaca, al variare della pressione, ricavando il valore desiderato dalla relazione tra i due.
Una soluzione pratica ed elegante per superare l’annoso problema di bracciali gonfiabili camuffati da cinturini, scomodi e sicuramente non belli da vedere quando non serve misurare la pressione nel sangue. Spesso, con procedure di calibrazione tali da scoraggiare anche i più pazienti.
In ogni caso, si parla di un impiego particolare. Scartata al momento la possibilità di un monitoraggio continuo, un controllo su richiesta sarebbe comunque un interessante passo in avanti.
Sui tempi, non c’è da farsi molte illusioni. La richiesta di brevetto è solo un primo passo di un percorso ancora lungo. La strada però, è sicuramente originale e promettente, con prospettive importanti dal punto di vista dell’immagine Google e naturalmente anche dei potenziali ricavi.
Soprattutto, c’è da accogliere con piacere il ritorno alle cronache di Fitbit non più come parte trascurabile dell’enorme impegno Google rivolto a raccogliere dati personali, obiettivo finale comunque non secondario, ma sul fronte di una vera innovazione, con la capacità di pensare fuori dagli schemi.
Pubblicato il 15/4/2026

