La settima di Simone Moro al Manalsu, sfida personale, lezione per tanti
Per la settima volta Simone Moro all’assalto del Manaslu d’inverno in stile alpino. Caparbietà certo, ma anche realismo e sicurezza
«Per essere un vincitore, bisogna imparare a perdere, il successo dipende dal fallimento». Basterebbe questa affermazione di Simone Moro, alpinista tra i più forti della sua generazione, ma anche in assoluto, per capire quanto siano importanti caparbietà e consapevolezza quando si punta a scalare una montagna di oltre ottomila metri.
Nel caso di Simone Moro, il Manaslu. Cima Himalayana tanto affascinante quanto pericolosa di 8.163 metri, diventata una sfida personale. «È il mio settimo tentativo – sottolinea Moro -, ma non è un’ossessione; semplicemente, mi piace chiudere i cerchi delle sfide che mi pongo. Cerco un rapporto sincero con la montagna, senza nascondermi, senza scuse».
Per chi non conosce il forte alpinista bergamasco, e per capire meglio il livello della sfida, è importante inquadrare anche le regole del gioco. Si parla di salita invernale, quindi con partenza dal campo base dopo il 21 dicembre, e per di più in stile alpino. Vale a dire, in cordata semplice con un compagno, senza l’aiuto di Sherpa, che in genere tracciano la via e installano chilometri di corde fisse, e senza l’impiego di bombole di ossigeno.
Sfida in alta quota
Una serie di moltiplicatori di difficoltà, senza anche solo uno dei quali per la maggior parte delle persone comuni, appassionati di montagna compresi, sarebbe praticamente raggiungere la vetta pure in estate. Eppure, per chi conosce tutto del mestiere e di sé stesso, un obiettivo raggiungibile. «Mi rendo conto, arrivare al settimo tentativo e insistere può apparire vergognoso, ma finora non si sono mai presentate le condizioni ideali, se non una volta quando però avrei dovuto salire su una via tracciata da altre spedizioni».
Più ancora di freddo, neve e buio, in inverno infatti il vero ostacolo è il meteo. Trovare quella finestra di sereno utile a salire e scendere dal Manaslu è una rarità, quasi un’eccezione. Anche perché nella regione le precipitazioni coincidono in genere proprio con l’arrivo dell’inverno. Se poi si aggiunge la sfortuna, diventa più facile capire il desiderio di rivincita. «In effetti una volta si sono presentate tutte le condizioni favorevoli, ma a fermarmi ci ha pensato una dissenteria».

Caparbietà, ambizione e tanto buon senso
Un quadro abbastanza preoccupante da indurre buona parte delle persone a rinunciare. Ma non un alpinista di lunga data, tanto meno, uno con l’esperienza e la capacità di valutazione di Simone Moro. A conti fatti, se oggi è in partenza per il settimo tentativo al Manaslu è anche perché è stato capace di rinunciare per sei volte, senza sfidare gli eventi o rischiare più del necessario. «È la montagna che voglio scalare e so come voglio salirla. Seguendo la mia filosofia, rispettando il mio punto di vista, senza nessuna pretesa. Per me alpinismo significa esplorare, praticare uno sport senza pubblico, arbitri o trofei».
In realtà, un premio alla fine si raggiunge e probabilmente è tra i più grandi si possa immaginare in termini di soddisfazione, gratificazione e ricordi, ed è naturalmente la vetta, con relativo ritorno al campo base. Al quale si può aggiungere la possibilità di raccontare le proprie avventure e metterle a disposizione di altri, anche attraverso i sempre indispensabili sponsor.

La tecnologia, alleato prezioso, senza scuse
«Per me è fondamentale contare su sponsor che non ti spingano a cambiare obiettivo per avere maggiori possibilità di raggiungerlo. Per quanto mi riguarda, Garmin è tra chi mi è sempre stato vicino senza imposizioni o senza clausole vincolate ai successi».
Condizione essenziale quando il livello di rischio è particolarmente alto. D’altra parte, con un ritorno comunque importante per un’azienda lungimirante e attenta, come effettivamente si è rivelata Garmin nella circostanza. «Tanto per fare un esempio, l’introduzione della torcia led in alcuni smartwatch è arrivata proprio dalla filiale italiana, grazie anche alle mie esperienze, e posso assicurare, in alcune situazioni lassù sulla montagna è di un’importanza vitale».

Sicuramente, uno smartwatch come il fenix 8, ultimo della serie in dotazione a Simone Moro ormai da tempo, è un prezioso alleato. Con le mappe al polso, un altimetro barometrico, la connettività satellitare integrata e un’autonomia sufficiente a coprire un tentativo di vetta in stile alpino anche in condizioni estreme è un alleato prezioso.
Il vero contributo però, non è tanto sul fronte pratico, dove comunque bisogna contare prima di tutto su sé stessi, ma su quello della sicurezza. L’utilità di fenix 8 è importante per registrare una traccia, da condividere per aiutare amici, ammiratori e soprattutto compagni di team a indicare la posizione.
Nel caso in cui la comunicazione diventasse comunque un problema, allora entra in gioco InReach, il dispositivo Garmin pensato proprio per la sicurezza in condizioni del genere. Il semplice apparato, ormai di dimensioni estremamente ridotte, permette infatti di trasmettere SMS via stellite per informare o comunicare la posizione, con aggiornamenti sulla situazione. In caso di necessità, con la possibilità di inviare un SOS specifico, collegato alla posizione, e avviare così tempestivamente eventuali interventi di soccorso.

Soluzioni e funzioni per buona parte messe a punto da esperienze come quelle di Simone Moro, oggi accessibili a tutti. Anche per chi è abituato in più tranqulle ma sempre delicate avventure sulle Alpi, o si muove comunque in zone poco abitate. «Sicuramente, la tecnologie è un aiuto importante, soprattutto in situazioni difficili – conclude Simone Moro -. Però, prima di tutto bisogna verne cura e soprattutto bisogna mantenere il controllo. La tecnologia ti prende per mano, ma non ti rende invincibile».
Pubblicato il 27/11/2025