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Vision Pro sotto la lente, pregi e difetti






Al momento, difficilmente VIsion Pro sostituirà lo smartphone, ma l’innovazione non manca, con alcune potenziali applicazioni a sopresa

Il giorno dopo la presentazione ufficiale di Vision Pro, è già il momento di raccogliere alcune impressioni e analizzare più da vicino la nuova sfida Apple. Nel complesso, una combinazione equilibrata di apprezzamenti e perplesità, dove l’unico vero punto di accordo si rivelano i dubbi sul costo di 2.499 dollari. Oggettivamente tanti per aspettarsi lunghe code davanti ai negozi stile iPhone.

Connessione e battery pack punti deboli

Secondo Mark Gurman di Bloomberg, al momento è difficile pensare a Vision Pro come effettiva evoluzione dello smartphone, almeno per i prossimi cinque anni. Certamente, il potenziale non manca; tuttavia l’assenza stessa di connettività cellulare in questa prima versione, al momento rende il paragone neppure proponibile.

Inoltre, dal punto di vista estetico ch’è un nodo importante da superare. Quel battery pack esterno per due ore di autnomia, è tutto tranne che pratico. Soprattutto, lontano dallo stile Apple di curare ogni dettaglio all’insegna di praticità ed eleganza. Quasi come non si fosse riusciti a trovare una soluzione in tempo per la data del lancio ormai ufficiale.

Non solo visore

D’altra parte, la svolta sul fronte della tecnologia è innegabile. Vision Pro è la prima vera combinazione tra smartglasses e un visore per la sola realtà virtuale. In pratica, qualcosa che, almeno in teoria potrebbe essere indossato e utilizzato mantenendo il controllo della situazione circostante.

D’altra parte, ingombro e autonomia al momento rendono difficile pensare di vederli indossati al di fuori di chi pur di farsi notare è disposto a spendere una cifra importante. Sicuramente, materiali e dettagli sono stati curati con la solita attenzione. Da qui però, a parlare di una nuova era di dispositivi personali, ce ne vuole.

Comodi e pratici, ma non per chi usa ochiali

Tra i pochi fortunati ad aver già avuto modo di provarlo, Leo Gebbie di CSS Insight ha trovato il visore sicuramente leggero e confortevole, elementi tanto essenziali quanto poco scontati nei modelli presenti sul mercato. Per chi usa degli occhiali però, potrebbe esserci qualche problema. Di fatto è impossibile tenerli durante la visione, servirà quindi una modalità, la momento solo promessa, per regolare la messa a fuoco stile binocolo.

Come noto, uno dei punti dolenti di Vision Pro restano le applicazioni. Nel senso, al momento sono disponibili solo le versioni adattate di quelle classiche Apple. Cambia naturalmente la modalità d’uso. Per esempio, per l’avvio di un app dalla schermata principale basta un movimento delle dita.

Al riguardo, le dodici telecamere utilizzate per leggere i movimenti della testa degli occhi e degli arti, svolgono decisamente bene il proprio lavoro. In particolare, si fa apprezzare l’eye-tracking, l’interpretazione del movimento degli occhi, a livello decisamente superiore dall’attuale concorrenza.

Un nuovo livello di emozioni

Anche solo l’insolita visione molto realistica delle proprie fotografie, è in grado di suscitare emozioni. Una visuale sicuramente più reale dello schermo di uno smartphone o anche di un televisore. Con in più la possibilità di scattarne di nuove o riprendere video in una nuova modalità immersi va, con un audio ambientale più fedele alla realtà.

Ottime senza remore invece le impressioni su FaceTime. In questo caso, si parla effettivamente di una modalità interattiva molto più realistica. Potenzialmente, un nuovo livello di realismo per la comunicazione audio e video a distanza.

L’applicazione che non ti aspetti

Proprio questo potrebbe essere un primo campo di applicazione interessante per Vision Pro, ma non tanto a livello consumer. Considerati i costi delle sale per videoconferenza e i pochi risultati raggiunti finora per ottenere un realismo sufficiente a superare la mancanza di contatto fisico, le aziende potrebbero essere proprio tra i primi interessati al visore.

Discorso naturalmente simile anche per Apple+, dove i contenuti disegnati su misura riescono a sfruttare al meglio il potenziale. Anche i tradizionali contenuti 2D però, guadagnano in termini di qualità. Più in generale, forse è esagerato parlare di nuova era del Computer Spaziale, o qualsiasi altro modo con cui verrà tradotta e adatta la definizione originale Spatial Computing. Sicuramente però, se si parla di innovazione dal punto di vista della tecnologia, questa non manca.

Certamente è prematuro pensare a una svolta paragonabile a quella di iPhone che ha praticamente mandato in pensione iPod o a un iPad che ha cannibalizzato i Mac. D’altra arte, è risaputo come a Apple non piaccia ripetersi ma preferisca invece stupire e in questo caso il livello della sfida è decisamente più alto. A conti fatti, quelle vinte sono di gran lunga più di quelle perse.

Pubblicato il 7/6/2023


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