Lo smartwatch pronto ad alleviare lo stress, di pazienti e medici






L’esperienza dell’Auxologico di Milano e Fitbit dimostra i benefici di uno smartwatch per la salute a la Sanità, a partire dallo stress

Il legame tra smartwatch e medicina è destinato a stringersi nel tempo. Soprattutto, per volontà e interesse dei produttori, alla conquista di un mercato dal grande potenziale. In particolare, sotto la spinta di Apple e Fitbit. Tra i risultati al momento più interessanti, l’utilizzo dei dti legati allo stress.

Entrambe le aziende, impegnate nella ricerca di partnership nel mondo della Sanità, utili a condurre sperimentazioni di alto livello, ma anche a conquistare terreno in prospettiva di potenziali importanti contratti di fornitura. La seconda in particolare, molto attiva anche in Italia.

«Per noi Fitbit è un aiuto per lavorare al meglio – conferma Gianluca Castelnuovo, professore ordinario della facoltà di psicologia all’Università Cattolica di Milano e direttore dervizio psicologia clinica e psicoterapia all’Istituto Auxologico di Milano -. Mantenendo l’approccio tradizionale della medicina di eseguire esami a fronte di ogni necessità di monitoraggio ei pazienti arriveremmo al collasso. Oppure, peggio ancora, arriveremmo troppo tardi».

Aiuto importante contro lo stress, anche della Sanità

Le difficoltà della Sanità nel reggere il passo con la domanda di prestazioni, combinate a un’età media in aumento della popolazione italiana, spingono alla ricerca di alternative rispetto alle pratiche attuali. Sotto certe condizioni, gli smartwatch possono esser un ottimo aiuto, e già a portata di mano. «Siamo noi per primi a spingere per l’utilizzo di questi  strumenti,– prosegue Castelnuovo -, utili a intervenire prima possibile».

Naturalmente, non si parla di cure. Per quanto riguarda invece prevenzione o monitoraggio a distanza, le prospettive sono già chiare. A partire da un problema molto diffuso e dall’elevato fattore di rischio se sottovalutato.

«Lo stress non è necessariamente un aspetto negativo – sottolinea il professore  -.  A volte serve per attivarsi in vista di un impegno. D’altra parte, esiste anche uno stress negativo, indice di sovraccarico tale da portare a usare più energie di quelle realmente disponibili, o a fare qualcosa che non piace».

Dal punto di vista scientifico, una curva a campana dove è importante intervenire in prossimità dell’apice. Dal punto di vista pratico, la possibilità di segnalare a una persona il momento di rallentare o prendersi una pausa per non compromettere le prestazioni. Nel caso specifico, mettendo alla prova le potanzialità di Fitbit Sense 2.

In Italia, uno studio condotto in collaborazione tra Fitbit e l’Istituto Auxologico ha individuato la presenza di disturbi da stress nell’85% del campione, con il 50% colpito da ansia e insonnia per cause riconducili al lavoro.

Lo smartwatch, alleato prezioso nell’interesse di tutti

Anche quando non si può parlare di stress in senso clinico, comunque segnali importanti da riconoscere e seguire per tempo. Una missione alla portata di uno smartwatch. «In questo caso siamo noi per primi a chiedere aiuto alla tecnologia, perché non si può essere al fianco delle persone in ogni momento del giorno e della notte. Un tracciamento può fornire al soggetto indicazioni sulla salute e un algoritmo può proporre suggerimenti. Infine, è utile anche un supporto condiviso con altre persone nelle stesse condizioni».

Naturalmente, il tutto sotto stretto controllo dello specialista. In grado di seguire d remoto più pazienti e pronto a intervenire, ma solo quando sia realmente necessario e non al primo sintomo o sospetto. D’altra parte, per il paziente la certezza di non essere comunque solo anche senza dover rivolgersi di continuo al proprio medico.

L’aspetto più interessante è come tutto questo sia già possibile. Da una parte, una struttura sanitaria aperta all’innovazione e pronta a mettersi in gioco. Dall’altra, strumenti all’altezza della situazione. Nel caso specifico, la scelta di affidarsi a Fitbit e in un certo senso certificarne l’affidabilità anche dal punto di vista pratico.

«Pensiamo a un nuovo paradigma per la Salute. Non possiamo trattenere tutti i pazienti, ma in questo modo possiamo prenderci cura di tutti i cittadini. Ci permette di incontrare le persone solo quando realmente necessario».

L’idea è mantenere un rapporto medico-paziente in grado di andare oltre le semplici visite e cure. Costruire una Sanità dove si seguano le persone a distanza e si raccolgano dati a ciclo continuo. L’aspetto più interessante, obiettivo considerato raggiungibile solo sfruttando meglio le risorse attuali.

«Per esempio, abbiamo tanto da scoprire cosa succede in un organismo durante la notte e ora abbiamogli strumenti per riuscirci – conclude il Professor Gianluca Castelnuovo -. Passare da un approccio centralizzato intorno all’ospedale a uno distribuito, più continuo e meno invasivo, è una realtà. Con la certezza di passare a un livello superiore di cura solo quando realmente necessario».

Pubblicato il 17/11/2022

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