Il coronavirus avanza e a Milano, non solo, si rallenta






I dati Fitbit sul movimento durante il coronavirus indicano nei giovani i più attenti, con grandi differenze tra le città. Milano attenta, Londra impaziente

Dopo il cambiamento forzato di abitudini degli ultimi mesi provocato dall’emergenza sanitaria del coronavirus, difficilmente tutto tornerà esattamente come prima di marzo.

Per riorganizzare la società però, servono dati certi e non sensazioni. Un aiuto inatteso in questa direzione arriva dal mondo dei wearable e prontamente Fitbit si è messa all’opera per ottenere indicazioni preziose.

L’enorme mole di dati raccolti da smartwatch e fiband Fitbit forma infatti un database abbastanza grande e distribuito da fornire un quadro utile a ridisegnare spostamenti e servizi nell’era post Covid-19.

Distanza di sicurezza

Regola principe durante l’epidemia è universalmente stato indicato il distanziamento sociale. Affiancando a questo la riduzione degli spostamenti per lavoro per piacere o per sport, si può prima di tutto capire quale sia stata la risposta delle persone.

Fitbit ha così analizzato i comportamenti in diverse città, tra cui Milano. Resi anonimi e raccolti in un unico collettore, i dati hanno prima di tutto fornito un’indicazione sull’allineamento alle direttive. Nel complesso giudicato soddisfacente e produttivo.

I risultati raccolti nello studio Change in Mobility Index, mettono in relazione i movimenti degli utenti nelle aree selezionate con l’età per confrontarli con le medie degli anni passati nello stesso periodo.

I giovani pronti a rallentare, più degli anziani

Molto interessante il primo risultato. Dai rilevamenti Fitbit infatti, i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni si stanno rivelando tra i più diligenti, con un rallentamento dell’attività tra il 16% e il 23%.

D’altra parte, il minore impatto si manifesta sugli anziani sopra i 60 anni, la cui attività è scesa solo del 10%.

Non viene però effettuata una stima approfondita sui valori assoluti, lasciando aperta l’ipotesi di un valore di riferimento comunque ben più alto nell’attività quotidiana dei giovani.

D’altra parte, a favore della fascia di età 18-29, il rallentamento è avvenuto prima di tutti gli altri. Interessante come il risultato più netto in questo caso arrivi da San Francisco, area con forte presenza di giovani, in concomitanza con l’avvio dello smartworking.

Dall’altra parte degli USA invece, a New York l’origine del rallentamento coincide invece con la chiusura delle scuole, con segnali importanti però ancora prima della chiusura ufficiale.

La grande densità di popolazione, causa di maggiori difficoltà nel distanziamento sociale, ha portato a un crollo più marcato degli spostamenti, indice della decisione di molti di non uscire del tutto da casa.

Milano si è fermata

Interessante infine, anche i dati relativi a Milano (in verde scuro nel grafico). Dopo i primi segni di rallentamento giù nella seconda metà di febbraio, con il fermo alle prime attività scolastiche, i movimenti sono rimasti nella media fino all’inizio di marzo.

Qua, si è letteralmente registrato un crollo, interrotto solo da una leggera ripresa verso metà mese, toccando uno dei valori minimi in assoluto, battuto solo da Madrid. Da inizio aprile però, al pari di tanti altri, Milano ha lentamente ripreso a muoversi.

Intorno al 10 di aprile tuttavia, giorno dell’ultimo rilevamento elaborato, il valore resta ampiamente al di sotto della media, superiore solo a una San Francisco ancora in fase di rallentamento.

Da notare, la ridotta propensione al rallentamento registrata da Londra, dove nonostante il picco dell’epidemia da coronavirus sia arrivato tra le ultime città in Europa, la ripresa sia iniziata prima e in misura più decisa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.