Smartwatch è sempre sinonimo di wearable, come Apple è sinonimo di smartwatch

L’analisi IDC conferma la leadership 2017 di Watch, insediata dall’avanzata guidata da Fitbit

In un mercato dei dispositivi indossabili in grande fermento, con i numeri che iniziano a farsi consistenti, è difficile azzardare previsioni accurate. Una certezza però, al momento resta inattaccabile. Secondo i rilevamenti IDC, anche nel 2017 la leadership nel mondo smartwatch spetta ad Apple. Una posizione da difendere con sempre maggiore impegno. Se nel 2017 la metà dei dispositivi venduti aveva il marchio di Cupertino, l’avanzata della concorrenza guidata da Fitbit diventa minacciosa. Incalzata anche da Samsung e i nuovi sistemi Wear OS, il primato è destinato a essere messo in seria discussione. Un contributo importante è inoltre previsto arrivare dagli smartwatch per bambini.

Sarà comunque anche per il 2018 questo il settore più importante a livello di introiti. Modelli sofisticati con prezzi destinati a restare elevati e allargamento del mercato, sono destinati a occupare due terzi dei ricavi dell’intero ambito wearable.

In particolare, IDC analizza il destino degli smartwatch di base, quelli non dotati di una vera e propria autonomia operativa. Nonostante la crescita annuale del 16,4% prevista per i prossimi cinque anni, il potenziale bacino di utenza resta circoscritto.

Più solide invece le prospettive per i braccialetti smart, la versione più economica di uno smartwatch con funzionalità ridotte. L’interesse manifestato soprattutto nelle economie emergenti, garantirà comunque una crescita annuale del 22%, a calare però rispetto al 36% previsto per quest’anno.

Più prospettive di interesse concreto invece per gli auricolari smart. Il mercato resta ancora molto circoscritto, anche se l’evoluzione delle funzionalità di assistente vocale e la potenza resa disponibile dai nuovi processori Qualcomm favoriranno una crescita importante del 48% annuo. Sempre però, a partire da una quota di mercato decisamente limitata.

Resta ancora tutto da inquadrare infine il mondo dell’abbigliamento, dove al momento IDC non vede nessun marchio realmente intenzionato ad azzardare mosse. La crescita comunque limitata del 2% in un settore al momento praticamente trascurabile, segna ancora un diffuso immobilismo, in attesa di qualcuno pronto a rompere gli indugi.

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