Con l’aria che tira, meglio contare su Flow per respirare meglio

Il sensore portatile di Plume Labs aiuta a evitare zone inquinate e a tracciare la qualità dei percorsi

Tra i tantissimi pregi di una città come Parigi, difficile includere anche la qualità dell’aria. Un problema condiviso con la maggior parte delle metropoli Occidentali, spesso esteso addirittura a intere regioni, senza che neppure la propria abitazione possa sfuggirne. Attualmente, per ridurre i problemi di inquinamento il raggio d’azione del singolo non può andare oltre un cambiamento nello stile di vita e augurarsi di condividerlo il più possibile. Grazie a Plume Labs si può però partire dal tenere sotto controllo la salubrità degli ambienti frequentati per puntare a obiettivi ben più ambiziosi.

L’interessante progetto Flow messo a punto dalla società con sede proprio nella capitale francese, permette infatti di stimare il livello di smog intorno a sè. Presentato all’ultima edizione del CES, il dispositivo simile a una chiave USB con l’inserimento di una serie di LED in qualità di indicatori di livello, è ora disponibile in preordine al costo tutto sommato equo di 139 euro, dal momento che in gioco c’è la propria salute. Una promozione al termine della quale il listino salirà però a 199 euro. In ogni caso, la consegna non è prevista prima di giugno 2018

Esperta nel settore dei rilevamenti e nelle previsioni dei livelli di inquinamento, Plume Labs ha ora deciso di trasformare queste competenze in uno strumento di uso quotidiano accessibile a chiunque. In pratica, Flow si propone come primo rilevatore personale della qualità dell’aria intorno a sè, in ogni momento, in ogni situazione.

Collegato a un’app, fornisce quindi indicazioni istantanee sulla situazione dell’aria, dando la possibilità di spostarsi in zone misurate come meno a rischio o comunque di sostare il meno possibile. In pieno spirito social inoltre, le informazioni possono essere condivise, così da aiutare a evitare le aree più inquinate.  La prospettiva più interessante è quanto può però scaturire dallo spingere all’estremo questo principio.

La messa in commercio arriva infatti al termine di tre mesi di sperimentazioni sul campo condotte da un gruppo di cento volontari dell’Imperial​ ​College, in un’altra area altrettanto critica quale Londra. Oltre mezzo milione i rilevamenti raccolti, grazie ai quali a titolo di esempio delle potenzialità, l’azienda ha tracciato 1.300 miglia di percorsi con i relativi indicatori. L’obiettivo a lungo termine è infatti disegnare intere mappe urbane e le relative esposizioni, contando appunto sul contributo di tutti gli utenti disposti a condividere i rilevamenti del proprio Flow.

Grazie anche alla collaborazione con il centro francese CNRS-LISA, un altro aspetto interessante del nuovo dispositivo è la capacità di operare anche all’interno di ambienti chiusi con gli stessi livelli di affidabilità, superando quindi i limiti attuali di dover utilizzare strumenti distinti all’aperto o al coperto. Soprattutto, si parla di rilevamenti legati alla posizione della persona e non a quella del sensore fisso. Quanto sia attuale il tema, lo dimostrano i 500mila decessi all’anno in Europa riconducibili proprio all’inquinamento.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.