Troppi rischi di sicurezza dietro l’euforia per gli smartglasses

Troppi rischi di sicurezza dietro l’euforia per gli smartglasses

Gli smartglasses in grado di riprendere video sono un rischio per la propria sicurezza. Le situazioni sgradevoli da riconoscere ed evitare

L’entusiasmo di provare una novità porta spesso a sottovalutare alcuni effetti collaterali, in particolare su temi delicati come privacy e sicurezza. È successo regolarmente con Internet, gli smartphone e i social network, sta succedendo ora con gli smartglasses.

Una questione delicata, dove però spesso si riesce a rendersene conto solo dopo aver sperimentato di persona le conseguenze di furti di dati personali o peggio ancora di una carta di credito. Situazioni dove la prevenzione è sempre fondamentale, ed ESET offre il proprio aiuto per aiutare a non ritrovarsi in situazioni poco gradevoli.

Come d’altra parte anche gli smartphone, gli smartglasses sono per esempio in grado di registrare audio e video. Come troppi trascurano, questo non significa assolutamente poterlo fare in totale libertà, e soprattutto poter diffondere i relativi contenuti. Ancora di più quando si tratta di wearable dove il gesto non sempre è evidente.

I troppi rischi di riprese in incognito

Se a tutto questo si aggiunge il potenziale dell’IA, allora le conseguenze possono presto trasformarsi in veri e propri problemi giudiziari. Ricercatori della Harvard University hanno dimostrato come i video registrati da smartglasses e diffusi in streaming su Instagram possano mettere a serio rischio sicurezza e privacy se collegati a sistemi AI, i cui algoritmi sono in grado di identificare i volti e recuperare online informazioni sulle persone riprese.

Anche nel caso in cui i dati non vengano visionati direttamente, le informazioni raccolte possono comunque essere utilizzate per addestrare modelli di intelligenza artificiale, come per esempio previsto dall’aggiornamento alle policy sulla privacy applicate da Meta i riferimento a Facebook, Instagram e WhatsApp. Inoltre, come indicato, per impostazione predefinita tutte le registrazioni vocali effettuate dopo aver impartito il comando “Hey Meta” sono archiviate fino a un anno, insieme alle relative trascrizioni.

Uno sguardo indiscreto ai dati personali sensibili

Non si parla solo di privacy. Qualsiasi informazione sensibile condivisa accidentalmente tramite smartglasses su piattaforme AI pubbliche può  teoricamente essere riproposta ad altri utenti attraverso prompt mirati. Questo rappresenta un potenziale rischio di sicurezza, soprattutto se queste informazioni vengono sfruttate per attività fraudolente.

Tra i dati che possono essere involontariamente inviati al cloud o ai modelli AI ci sono i PIN digitati agli sportelli ATM o ai terminali POS; le password inserite su smartphone o computer; e gli estratti conto bancari o le bollette contenenti dati personali.

Se non addirittura farlo in modo intenzionale. Non è raro il caso di utenti malintenzionati pronti a utilizzare gli smartglasses in luoghi pubblici per osservare PIN, password o altre informazioni riservate. Integrando questi dati con tecnologie di riconoscimento facciale, si possono costruire profili digitali dettagliati delle vittime, utili per phishing mirato, furto di account o furti di identità per creare nuovi account.

In assenza di norme precise, ci si può comunque tutelare da rischi inutili. In linea di massima, il livello di attenzione deve essere allo stesso livello di qualsiasi altro dispositivo connesso alla Rete, e di conseguenza vulnerabile.

Per chi li indossa, è fondamentale mantenere firmware e app sempre aggiornati, scaricare applicazioni solo da fonti affidabili, utilizzare password robuste e autenticazione multifattore, proteggere il dispositivo con PIN o dati biometrici. Inoltre, evitare reti Wi-Fi pubbliche senza VPN, disattivaredove possibile il training AI e la revisione umana dei dati.

Per chi invece si trova nei paraggi di chi gli smarglasses li indossa, è utile controllare il LED presente sulla montatura, così come fare attenzione a chi si muove alle spalle in modo poco naturale, soprattutto in luoghi affollati, oltre a non esitare nel segnalare eventuali utilizzi impropri all’interno di negozi, palestre o ambienti pubblici.

Pubblicato il 14/7/2026

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