Un cerotto smart alimentato dal sudore darà energia allo smartwatch






Basterà applicare alle dita un cerotto smart per trasformare il sudore in energia al servizio di uno smartwatch

La ricerca di nuove soluzioni per soddisfare la fame di energia dei dispositivi elettronici portatili  conduce anche a soluzioni a volte bizzarre. Tra le più curiose, una sorta di cerotto smart alimentato nientemeno che dal sudore delle dita.

L’idea sicuramente originale di un gruppo di ingegneri presso la University of California San Diego sembra infatti portare a buoni risultati. A parte le prevedibili perplessità, si tratta invece di una soluzione con basi decisamente solide.

Il cerotto smart è in grado infatti di sfruttare gli elementi chimci presenti neò sudore come una sorta di carburante, da trasformare appunto in energia. In alternativa, anche lo sfregamento può contribuire alla causa e in tal senso è sufficiente anche digitare un testo.  

Energia senza fatica anche dal sonno

Tra gli aspetti più innovativi, una certa indipendenza da qualsiasi movimento. Per sua natura,  la soluzione può infatti funzionare anche durante il sonno, o stando comunque immobili. Fattore più importante semmai, è la temperatura ambientale, oltre naturalmente alla propensione personale alla sudorazione.

Dal punto di vista scientifico, non è una strada del tutto nuova. La composizione del sudore è già sta oggetto di studi come potenziale fonte di energia. Ora però, si parla di quantità ridotte e soprattutto proprio della possibilità di agire anche da fermi. Certamente, si parla di quantitativi ridotti, sufficienti però ad allungare l’autonomia dei dispositivi mobili in situazioni delicate.

Ogni cerotto smart una carica in più

Più concretamente, la prospettiva di combinare le due caratteristiche del cerotto smart Indossato su un dito permette di sfruttare qualsiasi gesto quotidiano, al quale la conseguente produzione di sudore offre un contributo supplementare comunque importante.

Anche la scelta della posizione indicata non è casuale. Secondi gli ingegneri infatti, le dita sono proprio la parte del corpo maggiormente interessata alla sudorazione, almeno cento volte più di ogni altro punto. Una situazione compensata dall’abbondante esposizione all’aria.

Questo però non impedisce di sperimentare anche aree più comode dal punto di vista pratico. Uno degli obiettivi è ora trovare il giusto compromesso tra praticità e quantità di energia prodotta.

Probabilmente è ancora presto per pensare di poter risolvere con un cerotto e una corsa i problemi di autonomia di uno smartwatch. La prospettiva tuttavia è decisamente reale. Dai test effettuati, con un’ora di attività quotidiana, si riesce ad alimentare per due ore un wearable.

Aspetto non trascurabile, calcolato sulla base di un singolo cerotto smart. Nell’ipotesi di poterne applicare uno per ogni dito delle mani, il potenziale si può moltiplicare per dieci.


Pubblicato il 9/8/2021

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