Dopo aver scritto la storia delle action cam, la trama GoPro assume contorni horror
Problemi di bilancio sempre più seri spingono GoPro verso il rischio chiusura. Un destino segnato da costi ma anche errori
Da uno dei simboli del mondo wearable arriva notizie non particolarmente incoraggianti, per non dire preoccupanti. La situazione finanziaria GoPro infatti, sta diventando critica. Dopo un primo allarme lanciato pochi mesi fa, segnale di una situazione considerata tuttavia ancora rimediabile, in realtà le cose stanno peggiorando.
L’operazione di rinnovamento interno, intesa come selezione del personale e cambio della dirigenza, combinata alle speranze legate ad alcuni nuovi modelli, era infatti considerata una buona via di uscita dall’aria negativa che si respirava ormai da diversi mesi.
Invece, alla perdita di 432,3 milioni di dollari del 2024 si è aggiunta quelle di altri 93,5 milioni di dollari nel 2025. Dietro l’apparente passo avanti, un tetto di indebitamento sempre più difficile da sostenere, da cui scaturiscono le voci, per nulla ingiustificate, di un crescente rischio chiusura.

Dietro l’aumento di costi, troppa immobilità e un pizzico di presunzione
Diverse le cause individuate da GoPro. A partire da aumenti importanti nel costo delle materie prime, fino al 110% per quanto riguarda la memoria, ma anche le difficoltà legate alle forniture, come conseguenza dell’impennata di domanda in direzione degli strumenti di IA.
Al di là di questo però, è facile inquadrare anche altre ragioni, forse sottovalutate dal produttore stesso. Primo marchio ad affermarsi e a portare al grande pubblico il concetto di action cam, per anni GoPro ha saputo sfruttare al meglio questa situazione imponendo prezzi praticamente a piacere.
Inizialmente, il divario di prestazioni con le alternative molto più economiche, praticamente dei cloni venuti male, era infatti tale da non intaccare il proprio pubblico. Nel tempo però, le cose sono cambiate e la concorrenza si è allargata a prodotti sicuramente più competitivi.
Prima Sony e successivamente Insta hanno infatti saputo combinare qualità e prestazioni in formati diversi, ampliando gradualmente l’offerta per prezzi e modelli in modo molto più ampio di quanto abbia voluto fare GoPro.

Un pubblico trascurato, sempre attento alle novità
Una situazione sottovalutata fino a quando il pubblico, forte anche di una certa esperienza, è maturato e ha iniziato a valutare tutti gli aspetti delle alternative. L’avanzata Insta in particolare, è stata ignorata troppo a lungo, restando fedele a forme iconiche ma non più necessariamente attuali e adatte a ogni situazione. Anche la risposta Max 2, si è rivelata tardiva e non abbastanza competitiva.
In ogni modo, per continuare nel progetto, il problema è ora trovare le risorse finanziarie necessarie a coprire il disavanzo. Oltre alla ricerca di nuovi soci, facile ipotizzare un’altra importante fase di ristrutturazione, con il rischio di intaccare anche il capitale di competenze interne. Da non escludere inoltre, l’ipotesi di un’acquisizione, a questo punto neppure tanto impegnativa come investimento.
Al momento, le ultime speranze sono legate al destino della GoPro Mission 1 Pro. L’ultimo modello lanciato di recente, è però rivolto al mondo del cinema, un settore forse troppo ristretto per pensare possa rimediare da solo a una situazione dai contorni sempre più critici.
Dopo anni di video girati nelle occasioni più impensabili prima del suo arrivo, la trama GoPro rischia quindi di trasformarsi in un finale inatteso, invece dell’avventura, più all’insegna del’horror.
Pubblicato il 5/6/2026