La carica dello smartwatch presto affidata al calore umano

La carica dello smartwatch presto affidata al calore umano

Un materiale sviluppato da ricercatori cinesi permetterà di ricoprire i cinturini dello smartwatch per trasformare il calore umano in carica

I passi avanti importanti sul fronte dell’autonomia per gli smartwatch hanno praticamente risolto il problema di ritrovarsi all’improvviso senza poter contare sul proprio prezioso accessorio. Per molti tuttavia, rimangono situazioni dove dieci giorni, quando non si parla di un paio di settimane, non sono comunque sufficienti. In ogni caso, una soluzione definitiva al problema in generale è sicuramente gradita.

È quanto stanno studiando alla Chinese Academy of Sciences, una sorta di autonomia illimitata per gli smartwatch, contando su un aspetto finora trascurato, il potenziale energetico del nostro organismo umano.

Energia vitale al servizio dello smartwatch

In pratica, sfruttando il calore naturale dissipato attraverso la pelle, si può ricavare quell’energia sufficiente ad alimentare un dispositivo abbastanza piccolo e tutto sommato poco esigente da questo punto di vista come lo smartwatch.

L’idea di basedescritta su Sciencenon è del tutto nuova. Fare a meno del caricatore, o perlomeno limitarne l’uso a situazioni eccezionali, è un tema noto nel mondo della ricerca. Al momento, la soluzione più concreta è ilvetro fotovoltaico sviluppato da Garminper smartwatch e ciclocomputer. Soluzione efficiente, al prezzo però di rendere opaca la superficie dei dispositivi, perdendo quindi parte della brillantezza dei display.

Ora invece, la soluzione sviluppata all’internodell’Institute of Chemistry dell’ateneo di Pechino,esplora una direzione completamente diversa. Una fonte più affidabile e al tempo stesso senza alcun impatto visivo sugli smartwatch.

La ricerca è orientata a un materiale termoelettrico, Di per sé, non una particolare novità. Il problema è renderlo abbastanza flessibile ed efficiente per metterlo al servizio dei wearable, senza comprometterne le prestazioni. Al momento, l’attenzione è rivolta a  un polimero irregolare e gerarchicamente poroso.

Product laydown photography for Fitbit Versa 2.,,Photographer: Dylan Griffin

Dal calore all’energia

In termini più comprensibili, anche se probabilmente dal punto di vista scientifico non impeccabili, si parla di una plastica spugnosa con una struttura reticolare di fori a livello nanometrico. Spazi in grado di creare una barriera alle minuscole vibrazioni che solitamente trasportano il calore, riducendone la dispersione del 72%.

Quanto basta per averne abbastanza da trasformare in energia sufficiente a prolungare l’autonomia di un dispositivo indossabile. Gli spazi ristretti all’interno del materiale costringono infatti le molecole polimeriche a compattarsi più strettamente tra loro e questo crea appunto una corrente per il passaggio delle cariche elettriche, aumentando la mobilità elettrica di oltre il 25%.

Questo è al momento il traguardo più importante raggiunto, il livello di energia gestibile, considerato al livello dell’obiettivo. Si parla di un materiale, destinato naturalmente a cassa e cinturini, leggero e flessibile quanto serve.

Inoltre, il materiale si è rivelato perfettamente adatto a ricoprire un cinturino tradizionale, o una sua evoluzione, come una pellicola, rendendo quindi l’intero processo perfettamente adatto a una produzione di serie.

Come ogni altri dispositivo elettronico, anche smartwatch e wearable sono impegnati nella perenne rincorsa tra autonomia e nuove funzioni sempre più esigenti. Al fianco dello sviluppo di batterie più capaci, componenti meno esigenti e novità energivore, poter contare su una sorta di cinturino smart per la ricarica che si può definire umana, è sicuramente una prospettiva interessante, per lasciar passare abbastanza tempo tra una ricarica e l’altra da doversi ricordare dove era stato messo il cavo.

Pubblicato il 12/3/2026

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