Smartglasses e privacy, troppi rischi a portata di vista
Un’analisi sui modelli di smartglasses più diffusi fa emergere i rischi legati alla privacy, più alti di quanto si possa pensare
Prima ancora dei requisiti tecnici, della considerazioni estetiche e delle funzionalità, la scelta degli smartglasses dovrebbe essere legata alla tutela della privacy. Aspetto invece probabilmente sottovalutato, spesso ignorato, dal quale tuttavia in caso di utilizzo indiscriminato possono scaturire seri problemi.
Della questione si è occupata Cybernews, mettendo a confronto diversi modelli per capire meglio se, quanti e quali siano in linea con i requisiti necessari a evitare poco piacevoli conseguenze.
Sette i modelli sotto esame. Non tutti distribuiti anche in Italia, ma una buona parte di loro sì. A partire naturalmente dai modelli Meta, in collaborazione con Ray-Ban, ai quali si aggiungono i RayNeo, Solos e Rokid, oltre ai meno noti alle nostre latitudini INMO, Even Realities e Halliday.

Troppa libertà d’azione
In generale, i risultati complessivi non sono particolarmente incoraggianti. Cybernews ha infatti osservato una diffusa carenza nella gestione dei dati e anche nelle opzioni più semplici per il rispetto della privacy, a partire dal LED chiamato a segnalare una registrazione in corso.
Un primo dato preoccupante è il numero di permessi richiesto dalle relative app. In pratica, quanta libertà di azione il produttore chiede di avere nel prelevare e trattare i dati dell’utente, guardando anche ad altre app installate, e quelli memorizzati dal dispositivo. Per Meta si parla addirittura di 70, nove più di Even Realities, mentre Solos si ferma a 55.
Tuttavia anche i 32 registrati in Halliday non posso lasciare tranquilli. Tanti permessi infatti non significa necessariamente altrettanta interferenza nella privacy. A volte, si tratta solo di prudenza nel non dover limitare l’uso dell’app, come dimostra il caso Halliday. Le richieste di permesse sono solo 32, ma dodici delle qual considerate a rischio sicurezza. D’altra parte, quelle osservate in Meta sono di più, 18.
Libertà di movimento, grazie anche alla crenza di regole

Un altro elemento importante per la privacy è il tracciamento. Osservare e memorizzare il comportamento dell’utente, non solo con gli smartglasses, ma anche nelle operazioni eseguite sullo smartphone. Al riguardo, è proprio Meta la più attenta, con l’attività limitata al proprio software tracciante, al servizio di Facebook. Aspetto importante, non sono invece stati rilevate aperture ad app esterne.
Dove invece, i più indiscreti sono INMO Global and Solos AirGo, con ben sei elementi traccianti. In particolare, il primo utilizza i più attivi, tra i quali uno riconducibile a Huawei, per seguire localizzazione e analisi al servizio della pubblicità
Interessanti, per ragioni opposte, le situazione di Solos e Rokid. Mentre la prima usa traccianti diversi a seconda del destinatario, Meta e Google soprattutto, il secondo è l’unico a non utilizzarne.
Più in gnerale, Cybernews ha individuato nove criteri importanti per la privacy, sulla quale stilare la classifica più completa. Oltre ai fattori indicati, si parla di smartglasses con indicatori per l’attività della videocamera, elaborazione dei dati locale, riconoscimento facciale, raccolta di dati al servizio dell’IA e infine il parere degli utenti.
Alla fine, i modelli Meta si rivelano comunque gli smartglasses più in linea con in requisiti della privacy. O, quanto meno, quelli meno invadenti. Insieme ai Rokid per esempio, sono gli unici a non poter disattivare il LED per l’attività di ripresa e sono in grado di rilevare tentativi di occultarlo, impedendo di fatto la registrazione.
Tuttavia, nessuno esegue l’elaborazione dei dati in locale, in particolare per le funzioni di IA. D’altra parte, Even Realities conserva i dati solo fino alla fine dell’operazione, mentre gli altri si danno un intervallo di tempo, durante il quale potervi accedere. Nel caso di Meta, si parla di trenta giorni.
Tutto questo deve tenere presente di un particolare risvolto. Al momento, non esiste una normativa uniforme riguardo l’utilizzo di smartglasses e privacy, né a livello internazionale, ne spesso localmente. La questione è regolata nell’ambito di situazioni d’uso più generale, lasciando quindi ampi spazi per incertezza, inconsapevolezza e non da ultimo manipolazione.
Pubblicato il 12/10/2026