Ring One 2.0, nuova sfida Muse, stesse ambizioni di stupire

Ring One 2.0, nuova sfida Muse, stesse ambizioni di stupire

Dopo un primo deludente tentativo su Indiegogo, Muse rilancia le ambizioni con Ring One 2.0, puntando sull’IA e nuove funzioni

Uno smartring è prima di tutto un anello, e come tale deve dedicare una certa attenzione anche ai materiali e soprattutto al design. Meglio ancora, se con qualche elemento di pregio. Sono questi i punti presi in considerazione da Muse Wearable, pronta ad affrontare la sfida.

Attiva nel settore dei dispositivi indossabili con un paio di varianti di una fascia dai presunti effetti rilassanti, l’azienda ha in realtà alle spalle già un primo tentativo nel mondo smartring.

Nell’occasione, si parla infatti di Ring One 2.0. Nelle intenzioni Muse, pronto a ribaltare gli scarsi risultati ottenuti dalla precedente esperienza. Lanciato attraverso Indiegogo infatti, il progetto non ha mai visto la luce, con la comprensibile contrarietà dei sottoscrittori.

Non il solito smartring

Ora però, assicura l’azienda, le cose sono diverse. Prima di tutto i tempi, ampiamente maturi per un’offerta su larga scala di smartring, dove nel frattempo sono scesi in gioco nomi come Samsung e si attendono novità da Apple.

Per rilanciare le ambizioni, l’obiettivo è andare oltre uno smartring in grado di sonno, attività e stress, abbinando funzioni che pochi altri sono al momento in grado di proporre. Aspetto importante, si parla di canone, almeno per alcune di queste, dettaglio sempre meno apprezzato e giustificato.

Gli obiettivi Muse sono comunque ambiziosi. Si parla di un accessorio da polso, utile per misurare la pressione nel sangue, ma anche la possibilità di rilevare segnali di fibrillazione atriale, apnea notturna e perfino problemi vascolari. In più, la possibilità di sfruttarlo per pagamenti contactless.

La voglia di rivincita affidata all’IA

Non si parla di funzioni inedite, una buona parte erano già proposte sul primo bando Indiegogo. La promessa però, è prima di tutto di renderle effettivamente disponibili, e con un livello di affidabilità tale da ottenere le relative certificazioni.

A far propendere Muse per maggiori possibilità di successo rispetto alla prima generazione di Ring One, una maggiore attenzione al software. In particolare, l’avvento su larga scala dell’IA dovrebbe permettere quel salto di qualità e quella capacità di attirare clienti, mancata in occasione del debutto.

Qualche perplessità resta comunque ampiamente giustificata. Il primo progetto prevedeva un contributo minimo di 269 euro. Non c’è ragione di credere come anche questa volta la cifra richiesta sia almeno simile. Nonostante la prospettiva di aspetti inediti, come una possibile ghiera integrata nello smartring, non proprio accessibile per attirare un consenso abbastanza ampio da portare Ring One 2.0 al dito di chi ha dato fiducia a Muse.

Pubblicato il 11/8/2026

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