Per gli smartwatch l’autonomia dell’IA fa la differenza, e Apple ci guadagna
Cresce l’interesse per le funzioni di IA integrate negli smartwatch. Un’occasione in più per Apple Watch di fare la differenza
La rapidissima diffusione dell’IA non può naturalmente ignorare gli smartwatch. In particolare, quelli in grado di garantire prestazioni tali da non dover dipendere da una connessione, e almeno in parte neppure dallo smartphone, per poterla sfruttare in libertà. Un aspetto nel quale Apple si ritrova improvvisamente rilanciata, con la possibilità di ripristinare quel divario con i rivali ultimamente messo in discussione.
La conclusione arriva da Counterpoint, secondo cui nel primo trimestre dell’anno le vendite globali di smartwatch dotati di Edge AI, quelli in grado di elaborare informazioni in autonomia, sono cresciute del 70%, arrivando a una quota del 25% sul totale degli smartwatch consegnati.

Uno smartwatch a propria immagine e somiglianza
Un’evoluzione interessante del mercato, secondo gli analisti trainata dalla crescente richiesta di informazioni più dettagliate su salute e fitness. L’utente medio ormai, non si accontenta più di conteggio dei passi, monitoraggio della frequenza cardiaca e durata del sonno, ma insegue analisi più dettagliate e personalizzate.
Per riuscirci però, serve un hardware all’altezza della situazione, esattamente ciò su cui Apple Watch può contare sin dalle origini. Con l’arrivo di acceleratori neurali a basso consumo, è stato quindi relativamente facile introdurre l’IA sugli smartwatch senza impatti significativi sull’autonomia, punto sempre delicato per l’azienda.
Il risultato è la possibilità di aumentare il livello di affidabilità in notifiche riguardanti per esempio il rilevamento di cadute o aritmie, ma anche raccomandazioni personalizzate senza dipendere pesantemente da uno smartphone o da un servizio basato su cloud.

L’indipendenza totale fa bene allo smartwatch
Se non una rivoluzione, una importante evoluzione silenziosa per gli smartwatch. Invece di trasmettere i parametri biologici al cloud, gli orologi ora eseguono le analisi localmente. Secondo Counterpoint, nel primo trimestre del 2026, le spedizioni di smartwatch dotati di monitoraggio della pressione sanguigna sono raddoppiate, mentre quelle con rilevamento dell’apnea notturna sono triplicate.
Da qui, la pronta risposta dei produttori per un ulteriore passo avanti nelle prestazioni. Per il 2026, Qualcomm ha annunciato lo Snapdragon Wear Elite dotato di un NPU dedicato, mentre anche il prossimo chip per wearable di Google promette di dedicare maggiore attenzione all’integrazione con l’AI.
C’è poi una strada alternativa, più accessibile anche dal punto di vista economico e quindi dell’impatto sul costo degli smartwatch. Invece di un hardware dedicato, Ambiq sta sviluppando un algoritmo software in grado di supportare l’IA con un processore a ridotto consumo. Interessante, perché anche un potenziale primo passo verso un’integrazione più diffusa dell’IA sui wearable più in generale.
Pubblicato il 4/8/2026