Il gilet anti-aggressione in difesa di chi presta soccorso






La tecnologia D-Air Lab del gilet anti-aggressione nata per i runner ora anche al servizio del personale sanitario in servizio da solo

Difficile immaginare di dover proteggere il personale sanitario dalle stesse persone bisognose dei loro servizi. Eppure, proprio questa è la triste situazione di fronte alla quale D-Air Lab ha sviluppato D-One. Un gilet anti-aggressione in prova presso l’ospedale Sant’Orsola di Bologna.

In dotazione al personale che si trova a lavorare da solo, in caso di aggressione o altra situazione di pericolo il gilet anti-aggressione permette prima di tutto di emettere un potente allarme sonoro. Nello stesso momento, partono in automatico una chiamata e un SMS con coordinate GPS indirizzate alla vigilanza interna della struttura e anche alle Forze dell’Ordine.

Inoltre, l’accensione di LED lampeggianti contribuisce ad attirare l’attenzione verso il malcapitato. La segnalazione viene inviata anche nel caso in cui la persona fosse comunque a terra o immobile più del necessario

La tecnologia D-Air Lab è la stessa già messa a disposizione dei i runner che si allenano di notte e in luoghi isolati. Grazie anche a questo, da subito è stata dedicata grande attenzione al peso, contenuto in 190 g.

Quattro aggressioni al giorno tra medici, infermieri e operatori

In Italia le aggressioni contro gli operatori sanitari dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale denunciati all’INAIL nel 2019 sono state 1.388, quasi quattro al giorno. Senza contare quelle degli operatori nelle Unità di Continuità Assistenziale, negli ambulatori di Medicina generale e Pediatrici che esercitano in regime di convenzione con il Servizio sanitario ma non sono assicurati INAIL.

Dati FNOMCeO documentano un numero complessivo di 7.400 infortuni codificati come aggressioni, prendendo in considerazione tutte le categorie professionali e tutte le modalità. Ad avere la peggio sono le dottoresse, il 56% dei casi totali di aggressioni.

I più esposti al rischio sono soprattutto i medici di Continuità Assistenziale, che sostituiscono i Medici di famiglia la notte e nei festivi, il 65% dei quali di sesso femminile. Il report FIMMG Settore Continuità Assistenziale del 21 gennaio 2020 descrive gli atti violenti, tra cui tre omicidi, commessi da utenti nei confronti dei medici cui si erano rivolti per ricevere assistenza.

Con il gilet-antiaggressione non si è mai soli

Lavorando insieme ai professionisti dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola e dell’Azienda USL di Bologna si è quindi pensato di adattare il sistema D-One alle necessità del personale sanitario.

Per l’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola, i primi a sperimentare il gilet anti-aggressione sarà il personale dei servizi Dialisi, anatomia patologica, psichiatria, anestesia e rianimazione. Coloro che per svolgere le proprie attività e fornire consulenze ai malati ricoverati nei diversi padiglioni dell’IRCCS, devono necessariamente spostarsi anche di notte e quasi sempre da soli.

 L’Azienda USL di Bologna, invece, sperimenterà il dispositivo con gli operatori del 118, del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche, e con i Medici di Continuità Assistenziale.

Durante i tre mesi della prima sperimentazione, sotto esame ci sarà prima di tutto l’utilità del sistema di protezione. Inoltre, anche il gradimento da parte degli operatori, senza dimenticare naturalmente a vestibilità e confort.

Pubblicato il 11/3/2022


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