L’arrivo di Watch D mette poca pressione ai rivali






L’atteso Watch D di Huawei con misurazione della pressione nel sangue, si rivela troppo complicato per avere successo

Nonostante le dichiarazioni e l’attesa creata da Huawei, il nuovo Watch D non si può certo considerare una rivoluzione. A conti fatti, neppure tanto un’innovazione.

Le intenzioni Huawei, almeno a parole, erano di aver finalmente trovato la via per rivoluzionare il mondo degli smartwatch introducendo l’ECG, e soprattutto la misurazione della pressione del sangue, in un modello standard. Senza cioè, estetica simile agli strumenti dedicati e modalità d’uso semplici.

A conti fatti, nessuno dei due obiettivi sembra raggiunto. L’ufficialità del Watch D rivela infatti una realtà piuttosto diversa. Se sul fronte del design qualche passo in avanti si può anche concedere, per quanto riguarda la complessità, nella migliore delle ipotesi è rimasta invariata.

Il problema nel misurare la pressione nel sangue resta tuttora nella necessità di adottare un bracciale, nel caso specifico integrato nel cinturino, in grado di esercitare la giusta pressione sull’arto per eseguire una lettura affidabile.

Il nodo del bracciale gonfiabile resta invariato

Le soluzioni e i progetti visti finora hanno sempre dato più la sensazione di dispositivi medici adattati alle forme di uno smartwatch rispetto al viceversa. Quindi, meno attenti a estetica e praticità.

Watch D a prima vista appare certamente uno wearable classico e le caratteristiche di base ci sono tutte. Cassa rettangolare da 51×38 mm, display AMOLED da 456x280pixel e GPS integrato sono i tratti salienti.

La rivoluzione annunciata però, non c’è stata. Certamente, si può anche utilizzare per misurare la pressione, ma la modalità è così complessa da chiedersi chi avrà veramente interesse a sfruttarla quando sembra comunque più comodo portarsi appresso uno strumento portatile tradizionale.

Complessità batte utilità

L’operazione infatti è tutt’altro che semplice. In pratica, c’è un doppio cinturino. Quello tradizionale, al quale all’occorrenza si può aggiungere la piccola camera d’aria necessaria per eseguire la lettura. Per capire quanto poca flessibilità ci sia nell’operazione, basti sapere come serve un video di quattro minuti per spiegarlo.

Tra sensori, misurazioni manuali del polso, inserimento del bracciale e regolazioni varie, c’è da dedicarci parecchio tempo. Probabilmente, più di quello necessario a usare uno strumento attuale, per quanto certamente più ingombrante.

Da non sottovalutare inoltre, l’ampia sezione dove si spiega come sostituire la camera d’aria, probabile indice di una evenienza neppure tanto remota, sintomo di un’affidabilità tutta da valutare.

Tutto questo spiega almeno in parte la decisione di avviare la vendita solo in Cina. Viene infatti da credere come una risonanza mondiale a un Watch D con tale configurazione possa in realtà portare più problemi che benefici a Huawei.

D’altra parte, una platea comunque ampia e certamente più accondiscendente, è un buon banco di prova per valutare le potenzialità del prodotto.

Difficile quindi pensare di vedere a breve Watch D in Europa. Per quanto ammirevole, al momento è da considerare poco più di una sperimentazione. E una risposta in più alla domanda sul perché marchi da più tempo allo studio di una soluzione simile, Apple e Fitbit in prima linea, non abbiano ancora sviluppato una proposta commerciale.


Pubblicato il 24/12/2021

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