Una smart patch per uscire dalla pandemia e guardare oltre






Gli studi in fase avanzata sulle smart patch pronti a offrire uno strumento wearable in più per combattere il Covid-19, e non solo

Una volta di più, il prolungarsi della pandemia di Covid-19 sottolinea l’importanza di poter contare prontamente su strumenti in grado di tenere sotto controllo i parametri vitali e riuscire a intervenire dai primi sintomi. L’aiuto già importane dei wearable potrà presto allargarsi anche alle smart patch.

Come altre nel settore, durante l’ultimo anno la tecnologia ha registrato una forte accelerazione e i primi risultati ormai non sono lontani. Più precise degli attuali smartwatch, più affidabili e pratiche da usare, le smart patch in questo momento si prospettano come una delle armi importanti per affrontare l’emergenza sanitaria a tutto campo.

Soprattutto per chi soffre già, o è più esposto, ad altri problemi di salute, si tratta di un passo in avanti. Tra i diversi studi in corso, uno già in fase avanzata condotto presso lo UC San Diego Center for Wearable Sensors ha verificato l’affidabilità nella lettura di valori come il livello di glucosio nel sangue, ma anche alcool, caffeina o acido lattico. Insieme naturalmente al monitoraggio costante di frequenza cardiaca o pressione arteriosa, permettono di fornire un quadro completo sullo stato di salute di una persona.

Foto: UC San Diego

Cure al paziente restando a distanza

Aspetto più importante, lasciando al paziente la libertà di azione compatibile con le condizioni e permettendo al personale medico di seguire un numero elevato di soggetti a distanza. Inoltre, aspetto questo finora trascurato, uno strumento utile anche per i bambini, riducendo tutti i problemi legate alle visite in ambulatori, interferendo il meno possibile con i loro ritmi quotidiani.

Nello specifico del Covid-19, i primi esperimenti condotti Oltreoceano si sono rivelati già utili proprio nella fase di convalescenza, per tenere sotto controllo i malati durante il percorso di recupero per riprendere le proprie abitudini.

Questo non significa naturalmente accantonare smartwatch e altri sensori attualmente utilizzati. L’importante è allargare il ventaglio delle soluzioni disponibili. Aumentare il numero di dati raccolti limitando il meno possibile la libertà d’azione, significa migliorare cure e qualità della vita. Requisito indispensabile, i dati devono essere affidabili senza margini di errore diversi da quelli fisiologici degli strumenti utilizzati in una struttura sanitaria.

Gli ultimi sviluppi nella ricerca delle smart patch permettono di spingersi oltre. AI sensori in grado di rilevare i parametri desiderati, si può infatti abbinare il rilascio delle sostanze desiderate. Questo significa poter verificare anche la presenza dei livelli di alcool, caffeina ma anche atre sostanze per le quali è necessaria una reazione chimica.

Quasi tutto pronto per le smart patch

Alla UC di San Diego, questi risultati sono il frutto di due lavori paralleli. Da una parte, la componente più ingegneristica legata allo sviluppo dei sensori, complessa per le dimensioni e la necessità di gestire i diversi segnali. Dall’altra, la ricerca sui materiali per integrarli un cerotto abbastanza flessibile, comodo da portare a lungo e riuscire comunque a leggere valori interni all’organismo, come la pressione del sangue, senza l’uso dei tradizionali bracciali.

Per arrivare a un prodotto finale, ora mancano gli ultimi passi. Una smart patch pronta per l’uso deve infatti essere in grado di operare in modo più autonomo possibile da smartwatch, smartphone o altri dispositivi, e garantire vestibilità e praticità. Senza naturalmente mettere in discussione l’affidabilità.


Pubblicato il 1/3/2021

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