L’autonomia degli smartwatch diventa infinita grazie al movimento






Un minuscolo generatore di energia alimentato dal movimento del polso potrà risolvere il problema dell’autonomia degli smartwatch

Gli importanti progressi compiuti in tema di autonomia degli smartwatch nelle ultime generazioni sono certamente passi importanti per l’effettiva praticità dei wearable. Non abbastanza però per essere abbastanza tranquilli sulla capacità di reggere più giorni anche con l’arrivo delle nuove funzionalità legate soprattutto al supporto medico.

Già oggi, l’autonomia di smartwatch particolarmente affamati di energia, a partire dai più esigenti Apple  Watch e Samsung Galaxy rende difficile arrivare a fine giornata. Meglio se la cavano i più recenti modelli Fitbit e Garmin, pronti a dimostrare di raggiungere anche i cinque giorni, GPS compreso.  

In pratica, un altro capitolo della ormai annosa rincorsa tra dispositivi elettronici portatili e durata della batteria. A differenza di notebook e smartphone però, nel caso dall’autonomia degli smartwatch, la soluzione potrebbe arrivare in modo decisamente inatteso.

Un gruppo di ricercatori del Department of Mechanical and Automation Engineering (MAE) presso la Chinese University of Hong Kong sta mettendo a punto una sorta di generatore di corrente umano, pronto ad alimentare a smartwatch e fitband in modo del tutto sostenibile.

Energia a ogni passo

La fonte di energia è infatti il proprietario stesso del wearable. La ricerca  è partita da come un movimento possa essere tradotto in ricarica, trasformando l’energia meccanica del gesto in energia elettrica. Per farla semplice, qualcosa di molto simile alla vecchia dinamo di una bicicletta o di una torcia ricaricabile a manovella.

Il primo problema incontrato è stata la difficoltà nel combinare efficienza e dimensioni della sorta di piccolo generatore. Il team ha così esplorato le alternative e l’attenzione si è soffermata sui componenti elettromagnetici.

Applicando un convertitore magnetico di frequenza, si riesce ad amplificare la frequenza dei movimenti naturali della persona. In termini assoluti, sempre livelli bassi di energia prodotta. Abbastanza però, da venire in soccorso di uno smartwatch.

Ricarica sempre a portata di mano

Da subito, i risultati prodotti dal convertitore magnetico di frequenza sono stati incoraggianti. Difficile tuttavia al momento indicare se e quando un sistema del genere potrà essere integrato in uno smartwatch. Per quanto estremamente contenuto, il volume complessivo del primo prototipo resta ancora intorno ai 5 cmq, decisamente troppi per essere integrati nel wearable.

D’altra parte, a livello fisico esistono tutte le premesse per un sistema affidabile e sicuro in grado di mettere una pezza al problema dell’autonomia degli smartwatch. Nella peggiore delle ipotesi, anche solo per un sistema di ricarica portatile sempre a portata di mano e totalmente libero da prese di corrente e alimentatori.


Pubblicato il: 10 Novembre 2020

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