Sport e salute, con Watch 6 ora anche Apple è della partita






Così il nuovo Watch 6, potrà aiutare Apple a recuperare terreno sui presunti punti deboli di sport e sopratutto salute

In attesa di verificare sul campo i riscontri alle ultime novità Apple, a partire da Watch 6, non si è ancora spenta l’eco su dimensione e portata degli annunci aperti lo scorso 15 settembre dal CEO Tim Cook

Per gli analisti di Counterpoint, emergono più di ogni altra cosa tre aspetti importanti, anche in prospettiva futura per capre come intende muoversi Apple e di conseguenza con ottima probabilità il mercato.

Prima di tutto, le rinnovate ambizioni nel mondo fitness e soprattutto della salute rilanciate con Watch 6. Ammesso Apple abbia effettivamente trascurato questi aspetti in passato, ora l’impegno è certamente ai massimi livelli.

Non c’è più tempo da perdere

Lo conferma l’attenzione riposta in Watch 6 per inserire il controllo del livello di ossigenazione del sangue, abbinato al già attivo ECG e all’altimetro barometrico. Una combinazione grazie alla quale WatchOS7 può ora misurare anche con maggiore precisione il VO2Max.

Il VO2 Max indica il consumo massimo di ossigeno utilizzabile sotto sforzo per ogni contrazione muscolare. In pratica, un indice di potenza per capire fino a dove spingersi in una prestazione senza compromettere la tenuta.

Livelli O₂ invece, impiega quattro gruppi di LED rossi, verdi e a infrarossi, in aggiunta ai quattro fotodiodi sul cristallo posteriore dello smartwatch, per misurare la luce riflessa dal sangue. Un algoritmo dedicato misura una percentuale dal 70% al 100% di ossigeno nel sangue.

La misurazione può essere effettuata in qualsiasi momento, da fermi o nel sonno. Altre misurazioni periodiche vengono eseguite in background. I dati raccolti descrivono una tendenza utile a capire come varia il livello di ossigeno nel sangue.

Ricerca a tutto campo intorno a Watch 6

Aspetto altrettanto importante, Apple ha attivato tre studi avviati in collaborazione con altrettanti centri di ricerca. Già nel corso dell’anno verrà avviato il lavoro insieme alle Università della California, Irvine e con Anthem per esaminare come le misurazioni longitudinali dell’ossigeno nel sangue e altri indicatori fisiologici possono aiutare a gestire e controllare l’asma.

Inoltre, insieme ai ricercatori del Ted Rogers Centre for Heart Research e del Peter Munk Cardiac Centre dello University Health Network, si cercherà di capire meglio come le misurazioni dell’ossigeno nel sangue e altre metriche possano aiutare a gestire le insufficienze cardiache. Infine, i ricercatori del Seattle Flu Study presso il Brotman Baty Institute for Precision Medicine e il corpo docente della University of Washington School of Medicine cercheranno di capire la portata delle misurazioni effettuate dallo smartwatch nella prevenzione.

Tra gli obiettivi, anche sfruttare la misurazione dell’ossigenazione nel sangue per rilevare sintomi di asma, problemi cardiaci e anche influenza. Aspetto quest’ultimo non casuale, in ottica Covid-19. Al riguardo però, Counterpoint sottolinea la relativa utilità alla causa, soprattutto a fronte di altri metodi più affidabili, a partire dal rilevamento della temperatura.

Un aspetto sul quale viene da ipotizzare una reattività non impeccabile da parte di Apple. Con buona probabilità, un sensore di temperatura corporea diventerà la regola negli smartwatch, come ha prontamente fatto per prima Fitbit. Per Watch, il probabile appuntamento è rimandato al prossimo anno.

Fitness+, la mossa giusta al momento giusto

Pronta invece la risposta di Fitness+. Tra difficoltà oggettive e timori di tornare nelle palestre, si aprono spazi importanti sugli allenamenti da remoto. In questo caso, il servizio appoggiato naturalmente ad iPhone o iPad è stato studiato in dettaglio, con piani di allenamento articolati e variegati, preparatori qualificati e buona capacità di coinvolgere l’utente.

Il dubbio è se tutto questo basterà a Watch e a Apple per colmare il divario accumulato negli ultimi anni nel settore dello sport, il più importante per il mercato smartwatch. Apple non è certo abituata a inseguire e questo con il mercato avviato già a velocità sostenuta è certamente un problema.

D’altra parte, al momento manca ancora un protagonista vero e proprio del settore. Proprio una delle specialità di Apple. Se saprà trasferire anche in questo contesto la propria capacità di creare una community di riferimento intorno al marchio, allora la partita si riaprirà e sarà tutta da giocare.


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