Strava e Relive, bel matrimonio finito in rissa






Le funzioni social di Relive non sono piaciute a Strava, pronta a staccare la connessione tra le due app. Con buona pace degli appassionati

Quella stessa integrazione tra le fondamenta della diffusione di un  social network, a volte può diventare la ragione di scontri improvvisi. Così, il matrimonio tra Relive e Strava, tra i preferiti da cicloamatori, runner ed escursionisti, arriva a un’improvvisa rottura.

Già da qualche giorno infatti, una volta caricata la propria avventura su Strava e corredata di immagini, non è più possibile realizzare il suggestivo filmato grazie al quale fissare ulteriormente il ricordo ed offrirlo al giudizio di amici e contatti.

La colpa è sempre dell’altro

Controversa come sempre in questi casi la lettura dei fatti reali. Primo a muoversi, Relive pronto ad assumere il ruolo di vittima, se non addirittura di parte lesa. L’app di modellazione video infatti non esita a denunciare “Strava ha deciso di non lavorare più con noi”.

La ragione, la recente decisione Relive di aggiungere funzioni social all’interno della propria applicazione. La possibilità cioè di creare un gruppo di contatti e interagire direttamente con loro, dove invece in precedenza ogni condivisione avveniva all’esterno.

In pratica, dove prima c’erano funzioni nettamente distinte, si era venuta a creare una sovrapposizione, trasformando quindi la perfetta integrazione in una potenziale concorrenza. In termini tecnici, un utilizzo improprio, vale a dire oltre gli accordi delle API, i moduli software attraverso i quali si collegano due applicazioni.

“Abbiamo ricevuto un messaggio inaspettato in cui minacciavano di staccare la spina – denuncia Relieve in una nota -. Abbiamo provato a chiamare, inviare e-mail e discuterne con Strava. Non abbiamo avuto risposta. È triste vederli andare via all’improvviso, e siamo davvero dispiaciuti di questo”

Come facile prevedere, completamente diversa la posizione di Strava. “L’attuale versione di Relive viola molti dei termini a cui i nostri partner API devono attenersi – replica Strava -. Questi termini mirano a salvaguardare le informazioni personali, a garantire la parità di condizioni di tutti i nostri partner e a tutelare la nostra unicità”.

Per l’immagine, più del divorzio, in questi casi rischia di rivelarsi cruciale individuare il vero responsabile. Per questo, anche Strava ci tiene a mettersi subito dalla parte della ragione. “Abbiamo lavorato molto con Relive per cercare di risolvere questo problema, ma alla fine hanno scelto di non apportare i cambiamenti da noi richiesti per ottemperare al nostro accordo”.

Appare quindi chiara la divergenza di idee. Entrambi dichiarano di aver cercato di risolvere la situazione attraverso il dialogo e al tempo stesso entrambi accusano il rivale di non aver risposto agli inviti di dialogo.

L’unico a perderci è l’utente

Inevitabile a questo punto la decisione, e impedire di fatto agli utenti Strava di inviare i dati a Relive. Come accade sempre nei divorzi, a farne le spese la prole. Nel caso specifico, il grandissimo parco utenti Strava ora non più in grado di aggiungere i video Relive alle proprie avventure. A meno di non poter contare su un ciclocomputer direttamente collegabile a Relive, pochi per la verità, l’alternativa è effettuare la registrazione dedicata direttamente da smartphone.

A conti fatti, ragioni a parte, le conseguenze maggiori molto probabilmente le pagherà quasi sicuramente Relive. Passata la tempesta, non ci sarebbe quindi da stupirsi di una possibile correzione di rotta. Se non subito e netta, a tutela della propria immagine e del proprio orgoglio, magari tra qualche tempo, con un ritorno graduale sui propri passi, magari spacciato per ulteriore aggiornamento.

All’appassionato, probabilmente interesserebbe poco chi ha torto e chi ragione. L’importante è poter continuare a contare su un ricordo in più ogni volta raggiunto un nuovo traguardo.

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