Un cerotto sul cuore, così LifeSignals combatte il contagio






LifeSignals mette la lunga esperienza di monitoraggio dei parametri vitali al servizo dell’ermergenza coronavirus adattando due sensori wearable

Tra gli insegnamenti più importanti dell’emergenza coronavirus, la tempestività nel rilevare i sintomi si sta rivelando uno dei più importanti.

Prontamente, il mondo della ricerca si è messo in movimento e tra i primi risultati pronti a garantire un contributo, ci sono le tecnologie LifeSignals Group

Da tempo impegnata nello sviluppo di sensori per il monitoraggio medico a distanza, LifeSignals è ora pronta a mettere sul mercato nel giro di poche settimane una sorta di cerotto smart in grado proprio di cogliere i primi segnali di un possibile contagio, prima ancora di accusarne i relativi sintomi.

La toppa libera tutti dall’esigenza di monitoraggio

Il sistema sfrutta la soluzione Biosensor Patch 1AX già ampiamente sfruttata nella cure cardiovascolari. Applicato sul petto tra collo e cuore, il sensore registra temperatura, frequenza respiratoria e cardiaca e movimenti, oltre a eseguire un elettrocardiogramma.

Dati tenuti costantemente sotto osservazione, trasmessi alla relativa app dalla quale vengono elaborati all’istante. All’occorrenza, il sistema può essere collegato in remoto a un medico curante o anche al sistema sanitario nazionale, pronto a sua volta a rilevare anomalie, ma anche a intervenire in tempi brevi per ridurre l’esposizione al contagio.

Più in generale, applicato su larga scala, Biosensor Patch 1AX aiuta a tacciare un quadro del livello di rischio sul territorio, ma offre anche uno strumento in più per l’assistenza durante una quarantena nella propria abitazione. Meglio ancora, per tenere sotto controllo la situazione in strutture ad alto rischio, come ospedali o case di cura.

Il futuro visto da LifeSignals

LifeSignals non si accontenta però di affrontare l’emergenza. La ricerca dell’azienda sta già guardando oltre.  Non più tardi di giugno, Biosensor Patch 2A sarà in grado di raccogliere e memorizzare i dati da inviare, con in più la stima del livello di ossigenazione del sangue.

Questo aiuterà ad alleggerire i carichi sui reparti di cura intensiva, anche trasferendo i pazienti presso la propria abitazione, senza abbassare i livello di guardia, ma conservando tutte le garanzie del caso per il monitoraggio dei parametri.

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