Uno sguardo attento, e presto smartphone e smartwatch saranno liberi da PIN, password e segni

Sulla scia di Apple, la biometria si avvia a diventare standard diffuso anche nel mondo wearable

Per chi trova scomodo inserire pin, tracce o simili ogni volta che prende in mano un smartphone, e probabilmente in un futuro non molto lontano anche uno smartwatch, forse una soluzione è vicina. E non solo per gli utenti Apple. Con l’aumento nel numero di utenti che gestiscono transazioni sensibili direttamente da dispositivi mobili, come i servizi bancari e gli acquisti online, l’autenticazione sta infatti diventando essenziale in tante circostanze. Mentre le password sono universalmente considerate il metodo più debole, i sistemi biometrici (dalla scansione delle impronte digitali, riconoscimento facciale, scansione dell’iride), stanno rapidamente crescendo in popolarità, anche solo per sbloccare i dispositivi.

La tecnologia biometrica offre un elevato grado di sicurezza ed è estremamente semplice da utilizzare. Il  suo successo dipende però dall’efficace applicazione di componenti elettronici optoelettronici ad alta efficienza, progettati specificamente per applicazioni di sicurezza.  I sistemi di sicurezza identificano infatti caratteristiche umane uniche, tra cui i tratti del volto, il disegno dell’iride, le vene del palmo della mano o i vasi sanguigni della retina, nonché la voce, le impronte digitali, le impronte dei palmi delle mani, le firme manoscritte e la geometria della mano, confrontandole con i dati biometrici precedentemente memorizzati degli utenti autorizzati.

Come rivela un’analisi Osram Opto Semiconductors, tra i sistemi in uso gli sviluppi della tecnologia di identificazione biometrica basata su IRED hanno registrato un enorme balzo in avanti, grazie anche alle nuove possibilità di rendere edifici, dispositivi e applicazioni più sicuri e più facilmente accessibili.

A livello di sicurezza, attualmente gli scanner dell’iride, sono più affidabili dei sensori di impronte digitali. L’iride dell’occhio, unica per ogni persona, non cambia con l’età e non è soggetta a influenze esterne come lesioni. È quindi particolarmente adatta a essere utilizzata per l’identificazione biometrica. Il rischio che la persona sbagliata ottenga l’accesso, è appena di uno su un milione.

In passato molti tentativi di ottenere una scansione affidabile dell’iride con i dispositivi mobili sono falliti a causa di restrizioni relative a consumi energetici, spazio e costi. Gli scanner devono inoltre essere di alta qualità, il che significa raggiungere un alto livello di contrasto. La miniaturizzazione e le sorgenti luminose con lunghezza d’onda di 810 nm oggi permettono di rispondere efficacemente a queste sfide.

Il riconoscimento facciale 2D è un’altra applicazione del controllo di accesso biometrico per dispositivi mobili. Come nella scansione dell’iride, il volto dell’utente viene illuminato con una sorgente di luce a infrarossi e l’immagine viene ripresa con una telecamera a infrarossi. Il sistema confronta quindi l’immagine con quelle precedentemente memorizzate, concentrandosi sulle caratteristiche bidimensionali del profilo.

Non a caso, le principali aziende produttrici di smartphone stanno ora integrando il rilevamento 3D nei propri dispositivi.

 

Pubblicato il: 8 Giugno 2018

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