Sotto il vestito, sempre più spesso ci sarà un sensore

La crescita di interesse da parte dei grandi marchi porterà presto a ua larga offerta di vestiti smart

Raramente, l’interesse di grandi marchi per una tecnologia emergente è finalizzato alla pura innovazione. Tempi e modalità degli investimenti sono più realisticamente strettamente collegati ai tempi individuati per la disponibilità dl mercato a recepire nuovi prodotti. Non è quindi casuale, come pochi giorni dopo la presunta fuga di notizie da Samsung a proposito di smart clothes, vale a dire capi di abbigliamento dotati di sensori e processori da sfruttare in diversi modi, da uno dei principali istituti di ricerca arrivino previsioni decisamente improntate all’ottimismo.

A fronte di un valore attuale stimato in 5 milioni di dollari, da oggi al 2022 ABI Research prevede una crescita del settore fino a 31 milioni di dollari, vale a dire una progressione del 45 all’anno. Il secondo migliore progresso nell’ambito del mondo wearable più in generale. D’altra parte, resta ancora destinata a rimanere in una nicchia la quota di mercato, indice quindi di apparati ancora per qualche tempo molto costosi.

Sport, fitness e benessere in generale, sono i principali obiettivi di mercato, mentre a lungo termine ottime prospettive si presentano anche in situazioni di lavoro dove la sicurezza possa ricavarne importanti benefici. Per il momento però, il centro dell’attenzione resta tutto quanto ruoti intorno alle prestazioni fisiche. In particolare, a dover preoccupare i produttori di tracker e smartwatch a uso sportivo nel pieno di un momento particolarmente felice, la maggior precisione nel rilevamento dei parametri assicurata dagli smart clothes. Una sfida ancora a pieno vantaggio dei dispositivi dedicati soprattutto per l’offerta limitata e i costi elevati, destinata tuttavia a diventare vero e proprio duello in non più di un paio di anni.

Tra le aziende da tenere d’occhio, ABI Research indica Sensoria, OMsignal e Hexoskin veri e propri pionieri del settore, di estrazione più tecnica. A loro, si stanno però già affiancando i primi marchi in arrivo dal settore moda, come Ralph Lauren e Levi’s. Senza naturalmente dimenticare l’interesse Google.

Gli ostacoli principali a una commercializzazione di massa al momento sono di ordine molto più pratico che tecnico. L’attenzione è infatti concentrata sulla resistenza all’usura, alle conseguenze dello sfregamento prolungato a contatto con la pelle, ai lavaggi, alle intemperie e alle variazioni di temperatura. Attualmente, le soluzioni più adottate sono l’impiego di sensori rimovibili prima della lavatrice o una sostituzione dopo circa sessanta lavaggi.

Come sottolinea la stessa ABI Reserach, gli esempi concreti tuttavia non mancano. Per quanto destinato a un pubblico molto limitato, il giubbotto rivolto ai ciclisti o pendolari urbani da Levi’s e Google dimostra tutte le potenzialità della tecnologia.

Pubblicato il: 14 dicembre 2017

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