La scienza insegna, inseguire le zanzare con lo smartphone non è follia

I ricercatori della Stanford University invintao a registrare i ronzii degli insetti per mapparli e conoscerli meglio

Fatta eccezione per qualche colpo di coda sempre più improbabile, anche per quest’anno il problema zanzare sembra arrivato alla conclusione stagionale. Prepararsi per tempo però alla prossima stagione di battaglia, può aiutare a trovare una soluzione al problema. E, al riguardo, la tecnologia è molto meno estranea di quanto si possa immaginare.

Grazie ai ricercatori dell’università di Stanford infatti, non è lontano il giorno in cui tutti potranno offrire il proprio contributo grazie allo smartphone, e certamente non da usare come sostituto di cuscini o racchette varie. Il Prakash Lab guidato dal professore di bioingegneria Manu Prakash sta lavorando al progetto Abuzz, una sorta di mappatura globale sulla distribuzione delle zanzare. Grazie a questa, diventerà poi possibile analizzare la diffusione delle varie specie, la relativa evoluzione, gli spostamenti e pensare quindi di poter mettere a punto contromisure più efficaci.

Per raggiungere il primo obiettivo, la raccolta dei dati, è già importante il contributo di chiunque. Gli scienziati sono infatti in grado di classificare gli insetti in base al ronzio. Quindi, registrando la presenza e inviandola insieme ai dati contestuali (luogo, data e ora), la mappatura diventa più affidabile.

Più ancora del fastidio notturno o di una cena all’aperto, l’importanza del progetto è nella possibilità di controllo delle malattie legate alle zanzare. Ogni mezzo in grado di aumentare la conoscenza delle specie pericolose, si rivela un prezioso aiuto per salvare numerose vite.

Contribuire ad Abuzz è estremamente facile. Prima di dare il via alla caccia, si attiva la funzione di registrazione dello smartphone e lo si avvicina il più possibile all’insetto, cercando di seguirlo per qualche secondo. Dopodiché, si carica sul sito Web del progetto. Non servono accorgimenti particolari, gli scienziati sono in grado di rimuovere i rumori di fondo e isolare la componente utile, quanto basta per associarla alla specie.

Volendo, si può anche essere informati personalmente dei risultati della ricerca. Un aspetto utile per chi è in viaggio in Paesi dove è elevata la presenza di zanzare portatrici di malattie e può in questo modo tenere meglio la situazione sotto controllo.

Fino a oggi, sono già un migliaio le ore di ronzio acquisite e l’analisi delle frequenze del battito delle ali ha già permesso di avviare la classificazione.

Pubblicato il: 6 Novembre 2017

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