Sull’onda lunga della telemedicina, Wave non fa sconti all’affidabilità

Mantiene fede alle promesse il tracker iHealth al quale viene spontaneo chiedere di più

Nella rapida diffusione di fitband e smartwatch con funzioni orientate al fitness, la motivazione e la gratificazione giocano un ruolo fondamentale. Al punto da non esitare a mettere in gioco l’affidabilità dei dati raccolti. Cioè, la soddisfazione per vedere raggiunto il numero di passi o aver migliorato la propria prestazione, in certi casi può essere più importante dell’effettivo risultato. In pratica, non è azzardato affermare come molti dispositivi siano piuttosto generosi nelle indicazioni. Considerazioni comunque in linea con l’obiettivo di stimolare uno stile di vita più salutare.

Affrontando il discorso dal punto di vista medico però, la prospettiva cambia completamente. Affinchè un tracciamento sia utilizzabile, la fedeltà diventa una priorità, anche a costo di non soddisfare del tutto le aspettative dell’utente.

Questa sensazione emerge chiaramente mettendo alla prova Wave, il tracker iHealth per la registrazione di passi, distanze, calorie, sonno. Oltre naturalmente alle tradizionali funzioni di un orologio digitale.

La filosofia dell’azienda francese emerge dal primo impatto. Linee essenziali, concessioni minime al design al di là del braccialetto aggiuntivo colorato e display semplificato il più possibile, anche alla ricerca della maggiore autonomia.

Deve però essere chiaro subito un concetto. Dove i dispositivi più diffusi guardano soprattutto al fattore emotivo, iHealth insegue credibilità in ambito medicale. Non a caso, le specifiche sono in linea con i requisiti indicati dalle autorità sanitarie al fine di ottenere le relative certificazioni.

Altro aspetto altrettanto importante, Wave non è solo un tracker, è un elemento di una strategia di salute a tutto campo. Un tassello di una vera e propria telemedicina. Per averne conferma, basta guardare all’app di gestione, unica per tutti i prodotti della linea, completa di bilance elettroniche, sfigmomanometri per la lettura della pressione, pulsossimetro e glucometro. Tutti rigorosamente connessi e correlati al fine di offrire un quadro clinico utile a fini diagnostici da remoto.

Tutto questo non compromette l’utilità di Wave nella vita di ogni giorno. Per chi non ama troppi fronzoli e predilige l’affidabilità, è un ottimo compagno di viaggio. Al costo di un peso e dimensioni leggermente superiori alla media in rapporto alle funzioni integrate, si può contare su dati effettivamente più realistici. Messo a confronto con un Fitbit Alta HR, la differenza non tarda a farsi notare. La generosità nel numero dei passi di quest’ultimo è evidente da subito. Soprattutto nell’attività ordinaria, Wave indica un valore di circa la metà. Differenza che tende però a calare drasticamente nella camminata vera e propria. Al riguardo, lascia qualche perplessità la decisione di non integrare il rilevamento della frequenza cardiaca. Probabilmente, non è secondaria la volontà di mantenere contenuto il prezzo, decisamente concorrenziale con i suoi 79,95 euro.

Punto di forza dichiarato di Wave è il riconoscimento dello stile di nuoto. Messo alla prova da un amatore della disciplina, il bilancio è ampiamente positivo. Stile libero, rana e dorso sono stati individuati senza esitazioni, mentre le vasche a farfalla si sono rivelate più ardue da individuare. Apprezzato anche il rapporto automatico a fine allenamento, dove però non dispiacerebbe poter scegliere di tenerlo visualizzato più a lungo sul display. Resta comunque sempre accessibile sullo smartphone o sul tablet dopo aver sincronizzato l’app. Come capita spesso in situazioni del genere, l’apprezzamento porta a chiedere di più. Nel caso specifico, ai ricercatori iHealth viene lanciata la sfida di riconoscere in automatico le virate e liberare quindi il nuotatore dal noioso conteggio delle vasche.

Nel complesso quindi, il bilancio è positivo senza esitazioni. Margini di miglioramento certamente non mancano, a partire da un’interfaccia più accattivante. Più del battito cardiaco, lascia comunque qualche perplessità la decisione di limitare il riconoscimento dell’attività fisica al nuoto, escludendo i quasi scontati corsa e bicicletta. Sembra tuttavia lecito ricondurli a difetti di gioventù e spunti per uno sviluppo a breve. Senza comunque dimenticare gli standard decisamente più elevati richiesti da un contesto sanitario e non ludico.

Soprattutto, va riconosciuto a iHealth il ruolo di pioniere per una diffusione su larga scala della telemedicina, con una visione di insieme di diversi apparecchi a seconda dell’esigenza. A tutto vantaggio di un’affidabilità difficile da mettere in discussione.

Giuseppe Goglio
giuseppe@wearnews.it

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