Dormire meglio si può, dormire di più si dovrebbe, parola di Fitbit

Trascurando la qualità a letto, a rischio memoria, efficienza e soprattutto umore 

La quantità di dati sul sonno raccolti dai vari braccialetti elettronici inizia a essere di quelle importanti. Almeno, sufficiente per sottoporle all’analisi di un esperto e trarre le prime conclusioni. Questo ha voluto fare Fitbit, indagando sulla qualità del riposo dei propri utenti. Oltre agli aspetti puramente statistici e clinici, un sistema per ricavare indicazioni utili a guidare lo sviluppo dei prodotti e in qualche modo legittimarne l’utilità.

L’utente medio Fitbit passa a letto 7 ore e 33 minuti a notte, delle quali 6 ore e 38 minuti trascorsi a dormire. Fino a qui, niente al di fuori della norma, se non il divario tutto sommato minimo, rispetto alle 7 ore indicate dalla CDC. D’altra parte, una prima indicazione utile arriva da chi dorme tra 7 e 8 ore a notte, con la maggiore combinazione di sonno REM e profondo, le fasi più rigeneranti. In pratica, al diminuire delle ore si paga soprattutto la componente di qualità del sonno più ancora della stessa durata.

Proseguendo questa fase dello studio, si arriva a un  punto deciso in favore di chi tende ad ritardare la sveglia, almeno per abitudine. Proprio perchè la fase REM arriva verso la fine, alzarsi prima del solito significa perderne i benefici, con ripercussioni immediate sulla memoria a breve, la rigenerazione delle celle e, come prevedibile, l’umore. Non è però il caso di abusarne, avvicinandosi  alle 9 ore infatti, i benefici infatti tendono a sfumare.

Diversi i comportamenti tra uomo e donna. Al riguardo, confermato un primo lavoro dello scorso anno, dove si era arrivati alla conclusione di una tendenza femminile a dormire 25 minuti a notte in più degli uomini. Tuttavia, la distribuzione tra le varie fasi si presenta invece praticamente identica. Emerge solo una leggera differenza in favore del sonno profondo maschile quando si arriva intorno ai 55 anni. D’altra parte, le donne si prendono la rivincita in qualità, aumentando di dieci minuti la fase REM.

Al di là degli aspetti facilmente prevedibili, interessanti anche i dati generazionali. La Generazione Z inquadrata dallo studio (13-22 anni) si conferma la più nottambula, ma anche quella che dorme di più. All’estremo opposto i protagonisti del Baby Boom (gli over 52) sembrano non avere più perso l’abitudine di dormire poco, solo 6 ore e 33 minuti. Solo un minuto in più della Generazione X (41-51 anni), mentre i Millennials (23-40 anni) dormono in media 6 ore e 40 minuti.

Tra le conclusioni ricavate dagli esperti. Prima di tutto, importante mantenere la regolarità nella durata del sonno, compresa tra 7 e 8 ore, se si vuole stimolare al meglio le fasi REM e profonda con i conseguenti benefici in termini di salute, umore e reattività. Inoltre, valutare attentamente se sia il caso di anticipare i propri orari. Andare a letto presto infatti mostra benefici diffusi sulla qualità del sonno. Infine, al di là di qualsiasi statistica e studio di massa, ricordarsi quanto sia importante prima di tutto ascoltare il proprio organismo. Per quanto i dati personali possano discostarsi dalla media, sentirsi in piena forma non è una ragione sufficiente a sentirsi obbligati a cambiare abitudini. Caldamente consigliato invece, il viceversa: chi lamenta notti agitate o in bianco può trovare nello studio un valido alleato.

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