Dove non c’è spazio per la SIM, Things Mobile passa all’e-SIM

Molto diversi nelle forme e nella modalità di utilizzo, buona parte di dispositivi wearable, presenta un fatotre comune, la necessità di una connessione. Spesso, semplicemente via Bluetooth a smartphone o tablet. Sempre più di frequente però, la necessità sarà direttamente alla Rete. La soluzione più diffusa in questi casi passa per una scheda SIM dedicata, all’apparenza molto simile a quelle utilizzate nei telefoni, in realtà concepita solo per trasmettere dati. Per quanto piccole però, fino a oggi sono sempre risultate troppo grandi per apparati dove la differenza si conta addirittura sui millimetri.

La soluzione è allo studio da tempo. Si tratta di una e-SIM, vale a dire una SIM praticamente virtuale, integrata nell’elettronica del dispositivo. Annunciata già qualche tempo fa da Apple,  più conretamente concepita per IoT, l’idea si presta a un utilizzo esteso.

Things Mobile si dice arrivata a un punto di svolta, grazie a un sistema presentato al Mobile World Congress di Shanghai. Dove il resto del mercato è ancora alle prese con la fase sperimentale, l’azienda cerca l’accelerazione presentando due versioni. Una per il mondo consumer destinata soprattutto agli smartwatch, e l’altra pensata per le aziende, con elevati requisiti di resistenza anche alle sollecitazioni più estreme.

In pratica, questo significa poter comprare dispositivi già corredati dell’interfaccia con l’operatore e pronti per l’uso, con benefici anche sulle prestazioni complessive, senza dover più passare per il chip inserito sulla scheda esterna. Per dare maggiore peso alla propria offerta, Things Mobile ha già concluso accordi con 250 partner in 165 Paesi, superando alla radice anche la questione del roaming.

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