Visto da Microsoft, il futuro della realtà virtuale passa dall’olografia

La ricerca sugli ologrammi ha già aiutato a capire come superare i limti degli attuali visori

Affascinanti, innovativi, coinvolgenti. Ma anche decisamente poco pratici e, al di là della capacità di farsi notare, anche piuttosto scomodi. Così si presentano a una visione non impulsiva la maggior parte dei visori e degli altri occhiali per la realtà virtuale o aumentata. Un aspetto quasi trascurabile nell’enfasi di una fiera o di una dimostrazione, cruciale invece quando si vuole passare a una commercializzazione su larga scala. L’ambito ristretto dei videogiochi, così come le ancora scarse applicazioni nel campo dell’assistenza guidata, non permettono infatti di pensare a un futuro su larga scala per il settore. Giustificando quindi, importanti investimenti.

Microsoft è cosciente di questo problema. In qualità di uno dei massimi sostenitori di questa branca delle tecnologie wearable, si sta orientando in una direzione precisa. In soccorso di praticità d’uso, funzionalità ed estetica, interverrà infatti l’olografia. Partendo dall’obiettivo di portare realtà virtuale e mixed reality nell’uso comune, l’idea è arrivare a un dispositivo non molto diverso da un comune paio di occhiali. Attualmente, questo richiede in genere un compromesso pesante sulla riduzione del campo visivo orizzontale, inferiore ai 20°, a meno di arrivare a indossare veri e propri caschi, tutt’altro che pratici.

Per quanto all’apparenza semplice, l’idea Microsoft di investire sullo sviluppo degli ologrammi è tutt’altro che scontata. Sfruttando le caratteristiche delle onde luminose combinate tra loro e le relative interazioni con una scena 3D, i ricercatori sono però già riusciti a ottenere i primi risultati interessanti. Gli algoritmi messi a punto per il prototipo sono in grado di visualizzare elementi virtuali con un buon livello di realismo e precisione dei dettagli. Fattori come profondità di campo e messa a fuoco devono ancora essere perfezionati, ma le premesse sono decisamente incoraggianti. Tra gli aspetti più curiosi, non bisogna cadere nell’inganno di ricreare una scena completamente a fuoco. L’occhio umano infatti, sfrutta proprio una messa a fuoco diversa per interpretare la profondità di campo e tale comportamento è quello da perseguire, così come la velocità nel cambiare la visuale.

C’è ancora un ultimo aspetto prioritario sul quale lavorare. Per definizione, gli occhiali servono a correggere difetti visivi. Se si vuole assimilare gli strumenti per realtà virtuale e mixed reality a comuni occhiali, è necessario tenere presente anche questo. All’occorrenza, bisogna cioè pensare a riprodurre via software, anche la correzione di difetti come l’astigmatismo, quello dove al momento i ricercatori hanno già ottenuto riscontri positivi.

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